179 L’ACCOGLIENZA DEI RIFUGIATI IN FAMIGLIA. PROVE DI COMUNITÀ INTERCULTURALI Chiara Marchetti 1. Tre premesse Aprire le porte della propria casa e ospitare per un periodo più o meno lungo un rifugiato è diventata un’esperienza possibile anche in Italia e, per centinaia di famiglie, è già una realtà 1 . A partire dalle prime sperimentazioni del Comune di Torino, con il progetto “Rifugio difuso” iniziato nel 2008, si sono susseguiti diversi progetti che pur mantenendo un carattere pionieristico sono aumentati soprattutto a partire dal 2015, in corrispondenza con la cosiddetta “crisi euro- pea dei rifugiati” quando, a fanco di un consistente aumento del numero di richiedenti asilo in arrivo sul territorio italiano, aumentavano anche le espres- sioni di solidarietà e di desiderio di coinvolgimento da parte di molti cittadini autoctoni. Sono diverse le ragioni che rendono l’esperienza dell’accoglienza in famiglia particolarmente interessante in questa precisa congiuntura storica. 1 Per la stesura del presente capitolo ringrazio di cuore tutte le persone che hanno collaborato, fornendomi materiali, dati, documenti progettuali e/o rispondendo alla mie domande in forma scritta o attraverso interviste e focus group. Un particolare ringraziamento va a Nicoletta Allegri, CIAC onlus di Parma; Matteo Bassoli, Refugees Welcome Italia; Salvatore Bottari, Comune di Torino; Lucia Forlino, Caritas Italiana; Maura Gambarana, Comune di Milano; Roberto Gua- glianone, Consorzio Communitas; Alberto Mossino, PIAM di Asti; Anna Viola Toller, Coopera- tiva Camelot di Bologna e Ferrara. Un grazie ulteriore va a Vincenza Pellegrino e Clara Rainieri, professoressa e studentessa dell’Università di Parma, che mi hanno supportato nella conduzione dei focus group. La responsabilità di quanto scritto rimane comunque solo mia.