122 ANDREA BRAZZODURO “OTTOBRE NERO” ALGERIA 1988 La maggioranza di quelli che erano in classe con me alle medie sono diventati: islamista, drogato, pusher, ladro o disoccupato. Lamine Ammar-Khodja, regista «I l fuoco è durato cinque giorni, quell’ottobre», rac- conta Sid-Ahmed Semia- ne, che allora aveva diciot- to anni e stava ad Algeri, in strada naturalmente («El Watan», 5 ottobre 2008). Sid-Ahmed Semiane che poi è diventato “SAS”, una delle voci più caustiche e brillanti della stampa democratica algerina, costretto nel 2003 a rifugiarsi in Francia. Ma se il fuoco dell’«Ottobre nero» del 1988 è durato cinque giorni, dieci anni invece è durato il buco nero nel quale è entrata l’Algeria, con la comparsa del Fronte islamico di salvezza (Fis), un partito politico capace di interpretare il diffuso malcontento e di stravincere le prime elezioni demo- cratiche del paese (con il 47,3% dei voti), subito cancellate dal colpo di stato militare del gennaio 1992, per salvaguardare (secondo i generali) proprio la neonata democrazia e la laicità. Dopodiché il paese è scivolato in una spirale di violenza efferata, dove alla guerriglia islamista dei giovani militanti del Fis (fanatizzati oltre misura dall’alienante vita clandestina sulle montagne), rispondeva la repressione indiscriminata e brutale dell’esercito. Più che una guerra civile, una guerra contro i civili: tra il 1991 e il 2001 i morti sono stati – secondo le stime più equilibrate – centocinquantamila, come dire più di quaranta ogni giorno (cfr. Benjamin Stora, Les guerres sans in. Un historien, la France et l’Algérie, Stock, 2008, p. 122).