L’informazione quantistica non-locale negli esseri viventi Daniele Gullà, Antonio Manzalini La Teoria Quantistica dei Campi La Meccanica Quantistica è stata sviluppata e formalizzata nei primi decenni del secolo scorso. Profondamente influenzata dal paradigma “riduzionista” imperante in quegli anni, il suo potenziale profondamente innovativo risultò drasticamente ridimensionato. Le particelle quantistiche (ad es., elettroni, protoni, atomi…) erano visti come oggetti materiali puntiformi, indipendenti, ma capaci talvolta di manifestare anche un comportamento ondulatorio. Si parla di dualismo onda-particella. A partire dal secondo dopo-guerra si inizia a superare questa visione atomistica della materia, per recuperare una visione più sistemica ed unificante. Si sviluppa la Teoria Quantistica dei Campi (TQC) [1], secondo la quale i quanti perdono il loro carattere puntiforme ed indipendente, ma assumono il significato di “condensazioni” ovvero increspature di campi. I campi sono come delle proprietà dello spazio- tempo: sono i cosiddetti campi di Gauge. I fotoni dunque appaiono come increspature del campo elettromagnetico. Nella TQC, il vuoto quantistico, che costituisce il 99,9999…% della materia, assume un nuovo significato: è un mezzo attivo, per nulla vuoto. È il livello minimo di energia dei campi quantistici: il vuoto quantistico diventa una sorta di medium energetico universale in costate oscillazione, da cui emergono e spariscono particelle virtuali. Alla luce della TQC, nessun corpo è dunque statico ed isolabile, ma grazie al vuoto quantistico è collegato ed interagisce con tutto l’ambiente esterno. Attraverso questo accoppiamento dinamico e multi livello (a partire dai livelli sub-atomici fino a quelli macroscopici) energia e materia interagisco ed assumono organizzazione e forma. Il modello quantistico del cervello-mente