81 Alfredo Lambertucci appartiene alla generazione degli ar- chitetti italiani nati negli anni controversi del regime, giovani testimoni di quelli drammatici della guerra e della resistenza. Una generazione definita “di mezzo”: “troppo giovani per prendere parte alla guerra ma abbastanza cresciuti per vivere coscientemente il fascismo e la sua fine”, secondo il ritratto ef- ficace che ne ha fatto Giorgio Ciucci, su invito di Vito Laterza 1 . Architetti che, pur iscrivendosi […] alla Facoltà di Architettura du- rante la guerra, di fatto hanno vissuto la loro formazione negli anni immediatamente successivi […] una generazione che ha iniziato il cam- mino fra tante speranze, che si è saputa costruire nuove occasioni pro- fessionali, che si è impegnata nella didattica universitaria 2 . Di questa sua generazione Lambertucci ha condiviso l’im- pegno professionale e quello nella didattica universitaria, così come l’attenzione al recupero di un sapere costruttivo e artigia- nale ritenuto a rischio di scomparsa. Cresciuto nella provincia maceratese, egli si trasferisce a Roma nel 1945 per frequentare i corsi all’Accademia di Belle Arti. Roma è una scelta naturale per i marchigiani, che già nel tardo Ottocento potevano contare su una ben radicata comu- nità regionale e sul sostegno di istituzioni come il Pio Sodalizio dei Piceni, che offriva borse di studio e di soggiorno, favorendo 1 Cfr. G. Ciucci, Prefazione, in Id. (a cura di), L’architettura italiana oggi. Rac- conto di una generazione, Laterza, Bari-Roma 1989, pp. vi-vii. 2 “Una generazione, questa di mezzo, che non riconosce più di tanto gli allievi e che dei vecchi ricorda, come propri maestri, Samonà e Rogers innanzi tutto, e poi Ridolfi, Gardella, Albini […]”, ivi, p. vii. Gli anni della formazione romana tra le Marche e i Paesi Nordici Antonello Alici