55 JORGE GARCíA SáNCHEZ * , I VáN F UMADó ORTEGA ** Le esplorazioni aeree del conte de Prorok a Cartagine negli anni ’20 Count de Prorok’s aerial surveys in Carthage in the 1920’ Te name of Byron Khun de Prorok (1896-1954) is associated with the frst steps of the archaeological research in Carthage, Utica, Siwa or El-Fayum. In some of these places he introduced new methodolo- gies that archaeological discipline rehearsed at that time. In 1920 the Count de Prorok travelled to Tunisia. During fve years, he combined excavation campaigns in Carthage and Utica with some exploration expeditions into the Sahara. Convinced that airplanes constituted a fundamental mechanical contribution to Archaeology, in 1922 he took the frst recordings and photographs along six miles of the Carthaginian waterfront, in the frst attempt to outline the topogra- phy of the ancient metropolis and the peninsula from the air, as well as positioning underwater structures. Tanks to these recordings, the approximate path of the wall of Teodosius, the Roman centuriato and some underwater structures in La Marsa were outlined. Aerial explorations over Carthage were complemented with maritime sur- veys. Te Count de Prorok, far from approaching the cinematograph- ic record as a luxurious hobby, understood that there was no better methodology of scientifc documentation and public presentation of the archaeological feldwork than the cinematography applied to Ar- chaeology. Lo scopo di questo articolo è fare luce sul lavoro, controverso ma certamente innovativo e oltremodo interessante, dell’archeologo amatoriale Byron Khun 1 , conte di Prorok. In particolar modo, intendiamo concentrarci sulle sue originali iniziative nell’uso e nella difusione dell’archeologia aerea nel primo terzo del Nove- cento, attraverso fotografe e riprese cinematografche efettuate principalmente nell’area di Cartagine, ma anche in altri siti del- la Tunisia. Si tenterà soprattutto di sottolineare che la metodo- logia adoperata dal conte di Prorok non era quella delle missioni militari della Grande Guerra, ma quella utilizzata nelle esplora- zioni geografche, specialmente in Africa. Il sito archeologico di Cartagine si trova nell’estremità dell’omo- nima penisola, sulla costa NE della Tunisia (fg. 1). Fu uno dei siti più scavati nel Mediterraneo durante la prima metà del No- vecento, con livelli di attività paragonabili a quelli di Atene o Pompei. Un’attività archeologica, tuttavia, molto eterogenea nel- le sue metodologie, negli interessi e risultati 2 . Diversi personaggi legati alla Chiesa, come Delattre, Lepeyre e Pellegrin, scavarono ampi settori della grande necropoli punica e diverse basiliche paleocristiane, mentre (attraverso il Service des Antiquités et des Arts ) Paul Gauckler, Charles Saumagne o René Lantier si con- centrarono sulla morfologia urbana della colonia romana o sulla AAerea X.2016, pp. 55 - 62 localizzazione dei porti e delle mura della città. Ma, senza dubbio, lo scavo che attirò maggiore attenzione, sia tra gli specialisti che tra il grande pubblico, fu quello del tophet, presso i porti. Questo santuario fenicio, i cui riti sono ancora og- gi oggetto di accese discussioni 3 , mantiene intatto il proprio fa- scino. Tutti questi scavi si poggiavano sui numerosi interventi prece- denti a opera dei viaggiatori, antiquari e amateurs dell’Ottocen- to. Dopo la Prima Guerra Mondiale, tale attività aveva lasciato allo scoperto una discreta quantità di edifci antichi e rovine, senza però fornire una planimetria generale per comprenderne la natura. Alcuni studiosi percepivano già allora «l’utilité et l’ur- gence» di porre rimedio a questa situazione, che rendeva impos- sibile ottenere una visione d’insieme del sito e, quindi, delle sue diverse città sovrapposte: quella punica, quella romana e quella bizantina 4 . Nel tentativo di aggiungere nuovi dati ad alcune delle grandi questioni che allora rimanevano aperte su Cartagine, come ap- punto la localizzazione delle mura, dei porti e la forma della cit- tà, verso la fne degli anni ’40 Poidebard e Baradez avviarono diverse campagne di documentazione del sito tramite fotografe aeree oblique, tecnica che avevano già messo in pratica con suc- cesso nei porti delle città fenicie orientali, principalmente a Sido- ne, Byblos e Tiro 5 . Le campagne di fotografa aerea avviate nel 1948 da Poidebard a Cartagine, nella zona dei porti, sono state a lungo considerate come le prime iniziative di questo genere efettuate nel sito 6 , gra- zie alle quali fu possibile conoscere meglio il cosiddetto Quadri- latero di Falbe, ovvero un insieme di strutture portuarie antiche oggi completamente sommerse ma a poca profondità. Questo studio fu portato avanti nel 1950 dal colonnello Baradez, che confermò la planimetria delle suddette strutture sommerse (fg. 2) 7 e avanzò anche una proposta per la concreta localizza- zione delle mura puniche dell’istmo, descritte nelle fonti classiche e ricercate invano nella zona nel corso dell’Ottocento. I suddetti lavori prestarono poca o nessuna attenzione alle atti- vità precedenti di Byron Khun de Prorok. Il conte di Prorok era un nordamericano nato in Messico da genitori polacchi. La sua formazione archeologica aveva combinato corsi teorici di Egitto- logia presso l’Università di Ginevra con esperienze di lavoro di- retto sul campo a Roma (il Foro repubblicano e il Palatino) così come a Pompei, sotto la guida del famoso Giacomo Boni. Nel 1920, si trovava a Tunisi in visita di piacere, ma anche per moti-