41 L’evento, tra pensiero ed essere. Un percorso ermeneutico con Paul Ricoeur Raul Buffo Introduzione Per un pensiero ermeneutico come quello di Ricoeur, la via dell’ontologia implica una lunga mediazione attraverso l’interpretazione dei simboli, dei segni e delle opere umane disseminati nella storia, i quali dicono e attestano lo sforzo del pensiero di pensare l’essere. Infatti, se con l’interpretazione dei simboli la filosofia di Ricoeur si apre all’ermeneutica, è proprio grazie ai simboli che il pensiero può comunicare con l’essere. Anche se poi non si fermerà soltanto ai simboli, il modo in cui egli intende l’articolazione tra il pensiero e l’essere rimarrà inalterato: l’essere che può dire quell’essere finito che è l’uomo è, appunto, un essere limitato e frammentato 1 . Proprio in questo orizzonte ontologico ermeneutico andremo a collocare l’idea di evento, che sarà al centro del nostro lavoro. In maniera analoga al simbolo, essa rivela in modo misterioso, nella sua effimerità, la presenza di un fondo temporale altro dal tempo come totalità – intesa come ordine di senso – dal quale tutto ciò che è viene all’essere. Occorre, perciò, andare alla ricerca di un “pensiero dell’incidenza” che si collochi sulla soglia tra senso e non-senso, in un luogo terzo ed evenemenziale che Ricoeur, sulla scia di Platone, individua nell’idea di exaiphnès: luogo ermeneutico di un pensiero dell’evento che è esso stesso un improvviso evento di pensiero. Ecco, dunque, il percorso che qui ci proponiamo: mettere a confronto i fondamenti del pensiero ermeneutico ricoeuriano con alcune riflessioni sulla nozione di evento nel suo inscindibile rapporto dialettico con il sen- 1. «Una ontologia spezzata, è ancora ed è già una ontologia» (P. Ricoeur, Il conflitto delle interpretazioni, tr. it. di R. Balzarotti, F. Botturi e G. Colombo, Jaca Book, Milano 2007, p. 33).