TEATRI DEL SACR O E DEL DOLORE RENZO DIONIGI, emerito di Chirurgia generale, è stato Rettore dell’Università degli Studi dell’Insubria (1998-2012). È autore di oltre 700 pubblicazioni di ambito medico e scientifico, ma ha sempre provato attrazione per gli studi umanistici e la storia dell’arte, con punti di riferimento come Enzo Paci, Gillo Dorfles, Carlo M. Cipolla e Angelo Stella. Tra gli studi in questo ambito: SS. Quattuor Coronati. Bibliography and Iconography (1998), Insubres et Insubria nella cartografia antica (2000), Magistri commacini. Storie, antistorie, misteri e leggende: 1723-1962 (con C. Storti, 2007), I segni dei lapicidi. Evidenze europee (2009), Stemmi robbiani in Italia e nel mondo. Per un catalogo araldico, storico e artistico (2014). Ricerche recenti: Gli affreschi di Antonio da Tradate in San Michele a Palagnedra (2015), Iconografia del Compianto. Caratteri generali e personaggi (2017), Non è la prima volta. Epidemie e pandemie: storie, leggende e immagini (con F.M. Ferro, 2020). Ha promosso e collaborato alla realizza- zione di importanti esposizioni: Arnaldo Pomodoro. Capolavori in Piazza (Varese, 1999), 1905-2005. L’estetica della velocità. “Poesia” e universo futuribile (Varese, Villa Panza, 2005). FILIPPO MARIA FERRO ha insegnato Psichiatria come Professore Ordinario presso l’Università di Chieti. Si è occupato di arte piemontese e lombarda, avendo quali primi riferimenti Marco Rosci e Giovanni Testori e, ancora, nell’orbita di Roberto Longhi, Mina Gregori e Carlo Volpe. In occasione della mostra Il Seicento lombardo (Milano, 1973) scrive La peste nella cultura lombarda (1973). Seguono studi sull’iconografa di Carlo Borromeo (1984), La pittura del Sei e Settecento nel Novarese (con M. Dell’Omo, 1996), L’anima dipinta. Scritti d’arte lombarda e piemontese da Gaudenzio Ferrari a Ranzoni (2010) e le monografie Nuvolone una famiglia di pittori nella Milano del ‘600 (2003), Giuseppe Antonio Pianca pittore valsesiano del ‘700 (2013), Filippo Abbiati regista del Barocco lombardo (con M. Dell’Omo, 2018). Tra le collaborazioni a mostre: La natura morta lombarda (Milano, 1999), Tanzio da Varallo. Realismo fervore e contemplazione in un pittore del Seicento (Milano, 2000), Il Cinquecento lombardo. Da Leonardo a Caravaggio (Milano, 2000), il Cerano 1573-1632. Protagonista del Seicento lombar- do (Milano, 2005), Lo sguardo sulla natura. Luce e paesaggio da Lorrain a Turner (Milano, 2008), Tanzio incontra Cara- vaggio. Pittura a Napoli nel primo Seicento (Napoli, 2014). I Compianti riuniscono le figure che piangono il corpo di Cristo deposto dalla Croce. Sette statue scolpite in legno o modellate in terracotta, fermate nel momento cruciale di una sacra rappresentazione: il ‘mistero’ della pietà. Questi complessi erano icone per i predicatori, ne rendevano concrete e incisive le parole, davano figura alle lacrime, ai moti dei sentimenti, alla contrizione e al lutto, sino al diapason del ‘pianto feroce’ della Maddalena. Si offrivano alla vista e alla devozione dei fedeli come autentici teatri del dolore. Per quasi due secoli vennero messi in scena nelle zone padane, in Lombardia e in Piemonte. I primi gruppi erano intagliati nel legno da maestri tardo gotici (Urbanino da Surso, il Maestro di Casal- beltrame e il Maestro di Santa Maria Maggiore), in forme di severa e silente maestà. Si crearono in seguito, sull’esempio degli emiliani Niccolò dell’Arca e Guido Mazzoni, figure in terracotta tese a comunicare la disperazione, il loro urlo. Violenza, passione e catarsi, la temperatura di una tragedia classica tradotta in piena adesione e comunicazione con i fedeli, espressa in un linguaggio che sa unire nobili e umili in un sentimento comune. Intagliatori e plasticatori si sfidano nel rendere la fisicità degli affetti e nel delineare i moti dei corpi e dei volti; operano in sinergia con i pittori e con gli incisori; tutte le statue sono dipinte al naturale. Esempi memorabili. A San Satiro a Milano, nel tempio del Rinascimento degli Sforza, Agostino De Fondulis traduce i modelli grafici sublimi di Andrea Mante- gna e la forza scultorea di Donatello. Gli interpreti più autorevoli della scultura lombarda diffondono questi complessi figurativi, e li portano ai massimi livelli espressivi. I fratelli De Donati, Giovanni Angelo Del Maino, Andrea da Corbetta animano una stagione aurea. Quando subentra l’idea di trasferire i ‘luoghi santi’ nelle nostre contrade, ecco la scena che si dilata, il coro interviene nell’azione, si anima il ‘gran teatro montano’ di Varallo e dei Sacri Monti, dove la tenerezza di Gaudenzio Ferrari dialoga con i Del Maino e i da Corbetta e, in piena atmosfera della Riforma, Giovanni D’Enrico, fratello di Tanzio, sigilla un dialogo con la tradizione, viva ancora nei centri periferici e nelle valli bresciane. TEATRI DEL SACRO E DEL DOLORE I Compianti in Lombardia e Piemonte tra Quattrocento e Cinquecento a cura di Renzo Dionigi e Filippo Maria Ferro TEATRI DEL SACRO E DEL DOLORE I Compianti in Lombardia e Piemonte tra Quattrocento e Cinquecento a cura di Renzo Dionigi e Filippo Maria Ferro 9 788894 579314 ISBN 978-88-945793-1-4 EDIZIONI DEI SONCINO