la Rivista delle Politiche Sociali / Italian Journal of Social Policy, 2/2019 227 RPS Emanuele Polizzi La recente riforma del Terzo settore (L. n. 106 del 6 giugno 2016) costituisce un punto di arrivo di un mutamento del mondo associativo avvenuto negli ultimi decenni ma anche il punto di partenza di un processo attuativo che si produrrà nel corso dei prossimi anni. Il presente articolo presenta le caratteristiche salienti della riforma, ne indica alcune delle principali sfide aperte e opportunità e ne mette in luce alcuni possibili rischi, in particolare riguardo al rapporto con il welfare pubblico, al centralismo della governance del nuovo sistema e delle forme di rappresentanza. L’esito di questa sfida dipenderà da quanto gli attori istituzionali chiamati ad attuarla, in particolare governo centrale ed enti locali e quelli dello stesso Terzo settore, sapranno bilanciare il processo di ibridazione col mercato con il mantenimento del radicamento territoriale e culturale del Terzo settore. 1. Introduzione La riforma del Terzo settore approvata tre anni fa, con legge delega n. 106 del 6 giugno 2016 e successivi decreti attuativi, ha introdotto rile- vanti cambiamenti normativi, in grado di generare conseguenze pro- fonde sul mondo associativo italiano e sulle sue politiche sociali. La portata della riforma non si limita infatti a riordinare il panorama delle regole che definiscono quali siano i vincoli e le possibilità di azione per le organizzazioni del Terzo settore, ma promuove una più generale vi- sione di sistema, nella quale si ampliano e in parte si modificano le fun- zioni di tale settore, portando ad una sostanziale trasformazione nel modo in cui questo pezzo di mondo associativo si rapporta con le isti- tuzioni pubbliche, con il mercato e con la cittadinanza. Diversi contri- buti si sono soffermati sulle possibili conseguenze che la riforma potrà avere sul welfare pubblico e sulle criticità che lo caratterizzano: carenza di risorse, scarso universalismo, frammentazione territoriale, separa- zione tra settori di intervento, rigidità dellofferta di servizi rispetto alle trasformazioni dei bisogni (Fazzi, 2017; Busso, 2017; Campedelli, 2018). Altri ne mettono in luce soprattutto le potenzialità, in termini di Per quale Terzo settore è pensata la riforma? Nodi, rischi e sfide applicative Emanuele Polizzi