1 Porti antichi lungo la costa settentrionale della Sicilia tra Himera e Tyndaris Francesco Collura Preprint 2019 La costa tirrenica della Sicilia presenta una morfologia molto varia, con lunghi tratti a sviluppo regolare intervallati da promontori più o meno pronunciati. Da ovest verso est, si distingue innanzitutto l’accidentata costa del palermitano con diverse insenature comprese tra punte rocciose, la più ampia delle quali è quella in cui è ubicata Palermo, che termina in corrispondenza della breve penisola rocciosa su cui fu costruita la città ellenistico-romana di Solunto. Da qui fino al Capo di Cefalù si sviluppa un lungo tratto di spiagge sabbiose interrotte solo dal promontorio di Termini Imerese. Superata Cefalù e fino a Capo d’Orlando si susseguono diversi piccoli avanzamenti collinari sul mare che formano brevi baie, mentre ancora più a est si distinguono nettamente Capo Calavà e il promontorio di Tindari, oltre il quale la riva diviene ancora regolare fino al Capo Milazzo, unica vera penisola formata da depositi alluvionali che congiunsero milioni di anni fa quella che era un’isola alla terraferma. Questo andamento variabile della linea di costa è il risultato di un lungo processo di avanzamento e arretramento del mare, tuttora in corso, che in alcune aree ha lasciato esposti i ripidi pendii di alture affacciate su di esso, in altre ha permesso l’accumulo di detriti provenienti dal disfacimento di colline più arretrate, mentre i diversi corsi d’acqua che confluiscono nel Tirreno hanno a loro volta creato brevi piane costiere, in alcuni casi creando promontori pianeggianti, in particolare tra Cefalù e Capo d’Orlando. Questa peculiare conformazione del litorale tirrenico non è favorevole alla presenza di buoni approdi naturali, poiché le baie che si creano sono generalmente poco riparate dai venti e dalle correnti, mentre laddove non ricorrano queste condizioni sfavorevoli, ad esempio in corrispondenza di promontori rocciosi più pronunciati, i fondali risultano irregolari e non adatti all’ormeggio. La creazione di porti idonei all’attracco di grandi navi comporta ancora oggi la realizzazione di notevoli infrastrutture, con ampie banchine e lunghi moli di protezione. Veri e propri porti naturali sul Tirreno si possono considerare quelli di Palermo, Termini Imerese e Tindari, dove la presenza di insenature riparate da promontori consentiva in passato di accogliere imbarcazioni in relativa sicurezza. Nonostante queste condizioni generalmente poco propizie, civiltà proiettate sul mare come furono quella Greca e quella Fenicio-punica, ovvero le civiltà che hanno avuto il controllo della costa settentrionale siciliana almeno dagli inizi del VII secolo a.C., non poterono non impegnarsi a creare adeguate strutture di ormeggio una volta scelto il sito più adatto, generalmente entro piccole baie riparate o alla foce di fiumi dal corso poco impetuoso. Sappiamo infatti che nell’antichità le strade del mare erano le preferite per gli spostamenti di persone e lo scambio di merci, in mancanza di un’adeguata ed efficiente rete stradale terrestre. Peraltro la Sicilia era un’isola e costituiva quindi una necessità dotarsi di infrastrutture portuali per consentire il trasporto di merci e persone oltremare. Possiamo immaginare che ogni città antica ubicata sulla costa o su alture poco distanti dal mare avesse un suo approdo, vero sbocco in entrata e in uscita di commerci, culture e conoscenze, a cui dovevano inevitabilmente fare ricorso anche i centri dell’entroterra, con indispensabili rapporti tra questi e quelli costieri. Panormos ad esempio prese il suo nome (pan + ormos, letteralmente “tutto porto”) dal fatto di avere un grande porto naturale, costituito da un’ampia baia verso cui confluivano due fiumi (Kemonia e Papireto): la città punica e romana vera e propria, chiusa da mura, sorgeva su una piattaforma calcarenitica protesa sulla baia, mentre ad est era il quartiere portuale. 1 L’esistenza di un così vasto complesso portuale assicurò alla città grande prosperità in epoca classica e fino al medioevo. Del porto di Solunto non si hanno dati utili ai fini dell’esatta localizzazione: occorre considerare che esistettero due città, una arcaica e classica situata nel promontorio di San Cristoforo, distrutta agli inizi del IV secolo a.C. da Dionisio I, ed una ellenistico-romana costruita intorno alla metà di quel secolo su un’altura poco distante ad ovest. La ricostruzione dell’antica linea di costa fa ritenere che il porto di Solunto, sia arcaico-classico che ellenistico-romano, si trovasse nella baia che si formava ad ovest dell’abitato più antico e a valle di quello posteriore, le cui strutture potrebbero essere in parte interrate, in parte ormai scomparse a causa del moto ondoso. Il porto dell’antica Thermai Himeraiai, latina Thermae Himerenses (Termini Imerese), era ubicato nella baia riparata che si formava ad est di un piccolo promontorio: qui esisteva almeno un grande molo a protezione dell’insenatura, visibile fino agli anni ’50 del secolo scorso. 2 I porti di Panormos, Solunto e Termini Imerese costituivano un importante infrastruttura che assicurò a queste città grande prosperità ed un costante collegamento con i centri sia tirrenici che del nord Africa. 1 Spatafora 2012. 2 Belvedere et alii 1993.