1 IL PROBLEMA SCIENTIFICO La presenza nel Mediterraneo di specie nuove di vertebrati ed invertebrati è spesso conside- rata come un effetto dei cambiamenti climati- ci che sembrano essere in atto (Francour et al. 1994). Paradossalmente, la fauna ittica del Mediter- raneo è tutta di origine alloctona, in quanto al- cuni milioni di anni fa il bacino ha subito fe- nomeni anossici che hanno fatto sparire le specie indigene della Tetide. I pesci attuali so- no dunque specie ricolonizzatrici, soprattutto di origine temperata o boreale, entrate attra- verso Gibilterra successivamente all’apertura della soglia (Bianchi 2007); nulla impedisce di pensare che il fenomeno possa ancora es- sere attivo. Lo scavo del Canale di Suez ha offerto dal 1869 una nuova via di colonizzazione, questa volta alle specie indo-pacifiche di valenza subtropicale. Le specie lessepsiane entrano dunque perché è stata loro aperta la porta, e non necessariamente perché le acque del Me- diterraneo si stanno scaldando. Il fenomeno ha recentemente avuto una accelerazione (Boudouresque 2004), anche perché la sali- nità dei Bitter lakes (laghi amari) che fungeva da barriera si è ridotta. L'espansione dell'areale di distribuzione di varie specie può essere ascritta direttamente a variazioni della temperatura dell'acqua (Què- ro et al. 1998), ma più spesso a cause indi- rette, quali la diversa circolazione delle mas- se d'acqua. Bisogna anche considerare che, perché si pos- sa parlare di una relazione con i cambiamenti climatici, è necessario che una specie nuova sia segnalata in quantità tali da giustificare una colonizzazione, e non solo un evento ca- suale di portata limitata (Streftaris et al. 2005). Per ora, fortunatamente, nessuna delle “inva- sioni” di specie ittiche nel Mediterraneo è do- vuta ad immissioni dirette, volontarie od in- volontarie, determinate da attività antropiche (Bianchini et al. 1995). Nello studio dei potenziali effetti dei cambia- menti climatici di meso-scala nel Mediterra- neo, non ci si deve però limitare alla segnala- 1 Presenze di specie ittiche esotiche come possibili indicatori di cambiamenti climatici: il caso dello Stretto di Sicilia Marco L. Bianchini 1 , Sergio Ragonese 2 1 Ist. Biologia Agroambientale e Forestale, CNR, Roma, Italia 2 Ist. Ambiente Marino Costiero, CNR, Mazara del Vallo, Italia bradipo50@yahoo.com SOMMARIO: La presenza di specie alloctone viene spesso indicata come un risultato diretto dei cambia- menti climatici che sono apparentemente in atto, viz. al riscaldamento globale. Tuttavia, questo assunto non è necessariamente vero, e le recenti “colonizzazioni” di specie esotiche potrebbero essere dovute ad altri fattori; per converso, variazioni nei rapporti di abbondanza delle specie autoctone potrebbero essere più significative. La fauna ittica dello Stretto di Sicilia si è arricchita negli ultimi anni di 13 specie di di- versa provenienza; purtroppo di una sola, il pesce palla Sphoeroides pachygaster, è possibile disporre di dati certi e di tipo quantitativo. Il pesce palla, praticamente assente dalle aree siciliane fino alla fine degli anni ’80, è ora rinvenibile su tutto lo shelf con valori di 1-2 individui/km 2 . Per verificare eventuali rela- zioni tra invasione e cambiamenti ambientali a livello di meso-scala si rendono necessari ulteriori studi sull’evoluzione spaziale, e non solo temporale, di questo popolamento. 019_bianchini.qxd 19/07/2007 11.51 Pagina 1