Internet e magia Franca Pezzoni 1 , Giacinto Buscaglia 2 Vogliamo proporre alla riflessione le osservazioni che abbiamo formulato come psichiatri, quando siamo stati colpiti dalla somiglianza tra alcuni fenomeni che si verificano in Internet, in epoca moderna, e alcuni aspetti che caratterizzavano i riti dionisiaci, celebrati ai tempi della Grecia classica. I paralleli sono piuttosto notevoli e a nostro parere non del tutto casuali. Le nostre brevi annotazioni vogliono in qualche modo inserirsi in un contesto più ampio, che riguarda più in generale la posizione della psichiatria all’interno delle discipline mediche e lo stato di disagio che attraversa attualmente. Lo studio dei riti antichi ci ha permesso di vedere come tali cerimonie rispondessero a bisogni profondi delle persone e delle comunità e dessero espressione a esigenze che non vengono più riconosciute a livello sociale e tanto meno a livello psicologico o psichiatrico. La tendenza oggi imperante è la riduzione del disturbo a puro elenco di sintomi da trattare con psicofarmaci, senza alcuna considerazione per la storia dell’individuo e per il significato che anche i deliri possono avere nel rappresentare la sua verità. Per inquadrare meglio questa scomparsa della componente umana anche dalle cosiddette scienze umane, ci permettiamo di ricorrere a Hans Jonas, uno dei filosofi più significativi e anche meno “allineati” degli ultimi decenni. Citiamo alcuni passi che ci sembrano particolarmente chiari e significativi. Per tutta l’antichità, secondo i Greci (Platone e Aristotele inclusi) e fino al Rinascimento compreso, il mondo era vivente. L’ipotesi di una materia morta, cioè veramente inanimata, oggi così familiare, era tutt’altro che ovvia. Il fatto che il mondo fosse vivente era la più naturale delle ipotesi ed era a prima vista ampiamente sostenuta dall’evidenza. Sulla scena terrena, nel cui ambito si formava l’esperienza prima della rivoluzione industriale, la vita predominava e occupava tutto il primo piano, esposto all’immediata visione dell’uomo. La proporzione di materia chiaramente priva di vita in questa sfera primaria era modesta e intrecciata intimamente con la dinamica della vita, tanto da partecipare della sua natura. Terra, vento e acqua, brulicanti, nutrienti o distruttivi, erano tutt’altro che paradigmi della mera materia. Così il primitivo panpsichismo era ampiamente giustificato secondo norme deduttive e dimostrative entro l’ambito accessibile dell’esperienza e si trovava costantemente confermato dall’effettiva preponderanza della vita nell’orizzonte dell’ambiente umano. In una tale visione del mondo la morte è l’enigma, una contraddizione rispetto alla vita, che invece è la regola, e deve essere spiegata nei termini della vita, in un quadro generale di predominanza ontologica della vita. Il pensiero moderno, iniziato dopo le scoperte di Copernico, si trova nella situazione teoretica esattamente opposta: ciò che è naturale e comprensibile è la morte, problematica è la vita. Partendo dalle scienze naturali si è affermata per la conoscenza dell’intera realtà un’ontologia, il cui substrato è la pura materia privata di ogni tratto vitale. L’universo tremendamente ingrandito della moderna cosmologia è un campo di masse inanimate e di forze senza meta. La materia viene conosciuta eliminando 1 Psichiatra, Dipartimento di Salute Mentale N.3 Genovese 2 Psichiatra, Dipartimento di Salute Mentale N.2 Savonese