In Ragion pratica, n. 56, 2021, pp. 227-250 Prove esperte e oneri probatori * Giovanni Tuzet Università Bocconi Abstract Il lavoro, come contributo a una teoria generale della prova esperta in ambito giuridico, chiarisce alcune questioni concettuali sulla natura di tale prova e offre un quadro del ruolo degli esperti alla luce di note pronunce giudiziali, ricordando altresì che gli “accertamenti” degli esperti sono il più delle volte in termini di probabilità; ciò conduce alla questione degli standard probatori con cui confrontare tali stime probabilistiche e alla questione degli oneri probatori. Il lavoro sostiene che dalle “secche epistemiche” in cui si possono trovare i decisori, quando le opinioni esperte sono dubbie o divergenti, si può correttamente uscire con le regole sugli oneri probatori una volta fissati gli standard rilevanti. The work, as a contribution to a general theory of expert evidence in the legal field, clarifies some conceptual issues on the nature of such evidence and offers an overview of the role of experts based on well-known judicial decisions, also recalling that the “findings” of experts are most of the time in terms of probability; this leads to the question of probative standards against which to compare such probabilistic estimates and to the question of burdens of proof. The work argues that factfinders can correctly address “epistemic shoals”, when expert opinions are dubious or divergent, by using the rules on burdens of proof once the relevant standards have been set. Keywords Accertamento, Esperti, Oneri probatori, Probabilità, Prova, Standard di prova Burdens of Proof, Evidence, Experts, Factfinding, Probability, Standards of Proof In memoria di Michele Taruffo (1943-2020) 1. Gli esperti fra epistemologia e problem-solving Proviamo a iniziare da una domanda sulle finalità e la natura della consulenza tecnica d’ufficio (CTU) nel processo civile. A cosa è chiamata la CTU? Confrontiamo il caso in cui un consulente viene invitato a ricostruire la dinamica di un incidente e il caso in cui viene chiamato a proporre un’ipotesi di divisione di un immobile i cui comproprietari non trovano un accordo divisorio. Nel caso dell’incidente il sapere richiesto è di tipo epistemologico, si tratta di ricostruire un evento passato nella sua dinamica e nei suoi profili causali. Nel caso dell’immobile la questione è diversa. Il consulente non deve ricostruire un accaduto. Certo, deve produrre una rappresentazione corretta dello stato delle cose. E in questo deve offrire al giudice conoscenza. Ma soprattutto deve risolvere un problema pratico, ossia come dividere l’immobile i cui comproprietari non trovano un accordo. Si tratta sotto questo profilo di una forma di problem-solving; un compito di carattere pratico più che epistemico. In questi casi viene in gioco una competenza tecnica, a volte tecnico-giuridica, che va oltre l’epistemologia e la conoscenza scientifica in senso stretto. Altri esempi di questo genere sono la consulenza in materia bancaria (per determinare se un tasso di interesse sia usurario) e quella in materia familiare (per determinare ad es. quale assetto di rapporti personali sia nell’interesse del minore) – così come le stime richieste al consulente a fini di vendita, conferimento di beni, crediti, ecc. Non si deve dimenticare questa differenza fra le finalità dell’istituto, ma nel seguito mi occuperò soprattutto della prima forma di CTU 1 . Il testo normativo pertinente richiama l’aspetto “tecnico” di * Una prima versione di questo lavoro è stata presentata, con il titolo La CTU fra epistemologia e problem-solving, come relazione a un corso della Scuola Superiore della Magistratura (“La consulenza tecnica d’ufficio. Laboratorio per un confronto tra giudici e consulenti”) nell’ottobre 2020. Ringrazio gli organizzatori del corso e i partecipanti per gli spunti. Inoltre ringrazio Gaetano Carlizzi e due anonimi valutatori per i commenti a una precedente versione del testo. Alcuni argomenti avanzati in questo lavoro sono anche in Carlizzi e Tuzet 2018b (§ 4) e Tuzet 2020b.