I VIRTUOSI AL PANTHEON FRA MISSIONE CONGREGAZIONALE E IDEALITÀ ACCADEMICHE E ra inspiegabile che la collezione di opere d’arte della Pontificia Insigne Accade- mia di Belle Arti e Lettere dei Virtuosi al Pantheon non fosse dotata di un ca- talogo; la sua consistenza era registrata solo in un inventario recente, che io stesso avevo compilato nel 2005, mentre i precedenti elenchi inventariali risalivano al XIX secolo. Alle varie difficoltà contingenti a compilare un catalogo si aggiungeva anche l’esito di una ricognizione sommaria effettuata negli anni Ottanta del secolo scorso, quando si era accertato che questo cospicuo numero di opere di varia tipologia te- matica, per lo più inedite o di problematica attribuzione o, quelle note, poco stu- diate, non avevano più la disposizione descritta negli inventari ottocenteschi. Ciò si era verificato perché la loro dignitosissima sistemazione precedente, che si evinceva appunto da quegli inventari e da antiche fotografie, era stata scompa- ginata nel 1943; allora alcuni pregevoli dipinti e sculture di gesso e marmo del XIX/XX secolo provenienti dal “Pensionato Stanzani” furono trasferiti in due de- positi: in Palazzo della Cancelleria (sede accademica precedente a quella attuale sita al civico 5 di via della Conciliazione), e in un ambiente sottostante la sede sto- rica nell’attico del Pantheon. Nel 1943, infatti, l’architetto Alberto Terenzio, So- printendente ai Monumenti di Roma, secondo un allora ricorrente criterio filolo- gico di ripristino di contesti archeologici e medievali ai danni di interventi succes- sivi, stabilì di rimuovere l’intonacatura dipinta dalle pareti degli ambienti nell’attico del Pantheon, dove, dal 1838, si trovava la raccolta di opere d’arte, per rimetterne in vista l’originale tessitura a mattoni. Nel dopoguerra, passarono diversi anni prima che i Virtuosi riprendessero la loro attività e la loro collezione storica tornasse fruibile, non senza però aver subìto danni, fortunatamente non irrimediabili, soprattutto su alcuni dipinti, sia per il descritto sconvolgimento della loro sede, sia per infiltrazioni d’acqua dalle coper- ture del Pantheon. Finalmente, nel 1995, a seguito del rinnovo dello statuto sociale dei Virtuosi voluto da san Giovanni Paolo II e sotto gli auspici del Pontificio Consiglio della Cultura, grazie anche agli interventi sulle coperture del Pantheon a cura della So- printendenza ai Monumenti di Roma, fu intrapresa un’opera di risanamento della sede; in quell’occasione, per iniziativa dello scrivente, furono eseguiti restauri, di lunga durata, di quei dipinti e sculture che più avevano sofferto delle condizioni ambientali sfavorevoli e di un temporaneo abbandono. Nel 2000, in previsione della compilazione di un catalogo, l’Accademia decise di raccogliere dal proprio archivio storico il maggior numero di notizie possibili sugli autori delle opere d’arte di sua pertinenza, sulle epoche del loro ingresso nella collezione, sui soggetti non sempre facilmente identificabili (ad eccezione dei ri- tratti), ma ispirati per lo più alla mitologia classica, alle Sacre Scritture e all’agio- grafia. Il fondo archivistico che si è rivelato prezioso per questo studio è costituito dai libri dei verbali delle riunioni che i Congregati del Pantheon tenevano mensil- mente e talora in lassi temporali anche più ridotti. In questi manoscritti, infatti, si 11 Le illustrazioni di questo saggio documentano lo stato della sede del Museo dei Virtuosi prima dei rimaneggia- menti eseguiti dal soprintendente Alberto Terenzio nel 1943.