STEFANO JOSSA DAL ROMANZO CAVALLERESCO AL POEMA OMERICO: IL «GIRONE» E L’«AVARCHIDE» DI LUIGI ALAMANNI Tra l’ultima edizione dell’Orlando furioso (1532) e la prima della Gerusalemme libera- ta (1581) si produce una trasformazione profonda delle forme e delle strutture del poema. Il percorso si condensa nella grande polemica sul romanzo tra Giraldi e Pigna (1554), ma attraversa tutto il laboratorio dei poemi di metà Cinquecento, che porta- no sempre nella scrittura poetica i nodi teorici del dibattito critico 1 . L’attenzione degli studi sul poema cinquecentesco, però, è stata soprattutto focalizzata sul Furioso e sulla Liberata, che si ergono come due monumenti isolati nel panorama della cultura del XVI secolo. Tra Ariosto e Tasso, tuttavia, c’è un percorso, fatto di continuità e scarti, spostamenti della tradizione e scatti in avanti, nostalgie del passato e ansie di modernità: un percorso ancora tutto da ricostruire, ma ormai ne- cessario a comprendere il transito dalla macchina narrativa cavalleresca, costruita entro le spire dell’entrelacement medievale, fondata sui meccanismi della «ventura» e dell’«inchiesta», sospensiva e deviante, al poema eroico, caratterizzato dal conflitto fra bene e male, finalisticamente orientato, esemplare e allegorico 2 . Non più, dunque, nella storia del poema rinascimentale, «Ariosto e Tasso», come recita il titolo del libro capitale di Lanfranco Caretti 3 , o «Tasso contro Ariosto», come ancora suggerisce, in forma dubitativa, il primo capitolo del libro per altro decisivo di Sergio Zatti 4 , ma tra Ariosto e Tasso, da Ariosto a Tasso 5 . 1. Il quadro di fondo andrà ricostruito sui classici contributi di C. GUERRIERI CROCETTI, G. B. Giraldi ed il pensiero critico del sec. XVI, Milano-Genova-Roma-Napoli, Società Anonima Editrice Dante Alighieri 1932 e B. WEINBERG, A History of Literary Criticism in the Italian Renaissance, 2 voll., Chicago, The University of Chicago Press 1961 fino ad arrivare ai più recenti studi di G. BALDASSARRI, Introduzione ai «Discorsi dell’arte poetica» del Tasso, «Studi tassiani», XXVI (1977), pp. 5-38; D. BOCCASSINI, “Romanzevoli muse”: Giraldi, Pigna e la questione del poema cavalleresco, «Schifanoia», 13-14 (1992), pp. 203-16; S. JOSSA, Rappresentazione e scrittura. La crisi delle forme poetiche rinascimentali (1540-1560), Napoli, Vivarium 1996; S. RITROVATO, Romanzo e romanzesco nel Cinque- cento. Appunti per una discussione, «Studi e problemi di critica testuale», LIV (1997), pp. 95-114. L’indagine all’interno dell’officina poetica è stata finora condotta soprattutto da G. BALDASSARRI, di cui vanno visti prelimi- narmente almeno “Inferno” e “cielo”. Tipologia e funzione del “meraviglioso” nella «Liberata», Roma, Bulzoni 1977 e Il sonno di Zeus. Sperimentazione narrativa e tradizione omerica nel poema rinascimentale, Roma, Bulzoni 1982. 2. L’indispensabile punto di partenza di una ricerca sul percorso del poema cinquecentesco è ora S. ZATTI, L’ombra del Tasso. Epica e romanzo nel Cinquecento, Milano, Bruno Mondadori 1996. Sulla costruzione narrativa del poema cinquecentesco sono comunque fondamentali gli studi sul Furioso di D. DELCORNO BRANCA, L’«Orlando Furioso» e il romanzo cavalleresco, Firenze, Olschki 1970; R. BRUSCAGLI, “Ventura” e “inchiesta” tra Boiardo e Ariosto, in Stagioni della civiltà estense, Pisa, Nistri-Lischi 1978, pp. 87-126; G. DALLA PALMA, Le strutture narrative del- l’«Orlando Furioso», Firenze, Olschki 1984; S. ZATTI, Il «Furioso» fra epos e romanzo, Pisa, Pacini-Fazzi 1990; M. PRALORAN, Tempo e azione nell’«Orlando furioso», Firenze, Olschki 1999; e sulla Liberata di R. BRUSCAGLI, Il campo cristiano nella «Liberata», in Stagioni della civiltà estense, cit., pp. 187-222; S. ZATTI, L’uniforme cristiano e il multifor- me pagano. Saggio sulla «Gerusalemme Liberata», Milano, il Saggiatore 1983; P. LARIVAILLE, Poesia e ideologia. Lettura della «Gerusalemme Liberata», Napoli, Liguori 1987 e B. PORCELLI, Dalla «Liberata» alla «Conquistata», ovvero la fine di un difficile equilibrio, «Studi e problemi di critica testuale», XXXVI (1988), pp. 115-38. Vanno segnalati, poi, almeno tre contributi più o meno recenti sui singoli poemi di metà Cinquecento: sul Costante del Bolognetti A. N. MANCINI, Funzione e tattica del meraviglioso nel «Costante» di Francesco Bolognetti, in AA.VV., Studies in the Italian Renaissance. Essays in Memory of Arnolfo B. Ferruolo, ed. by G. Biasin, A. N. Mancini, N. J. Perella, Napoli, Sen 1985, pp. 181-207; sull’Ercole del Giraldi R. BRUSCAGLI, Vita d’eroe: l’«Ercole», «Schifanoia», 12 (1991), pp. 9-19; sull’Italia del Trissino C. GIGANTE, “Azioni formidabili e misericordiose”. L’esperimento epico del Trissino, «Filologia e critica», XXIII (1998), 1, pp. 44-71. Ricostruisce nel dettaglio il percorso dell’epica cavalleresca, dall’apogeo quattrocentesco alla crisi tra XVI e XVII secolo, A. CASADEI, La fine degli incanti. Vicende del poema epico-cavalleresco nel Rinascimento, Milano, Franco Angeli 1997. 3. L. CARETTI, Ariosto e Tasso, Torino, Einaudi 1961. 4. S. ZATTI, Tasso contro Ariosto?, in L’ombra del Tasso, cit., pp. 1-27. 5. Le ragioni della censura di tutta la stagione del poema rinascimentale sono d’altra parte da individuare proprio nel dibattito di fine Cinquecento, che ha polarizzato la storia del poema sull’Orlando furioso e la Gerusa-