This paper compares seven explanations of the socalled ‘happiness paradox’, which states that self-reported well-being of people living in rich countries does not systematically increase, or it even decreases, during the most re- cent decades. The paradox is strengthened by the evidence on rising psycho- logical problems, on anxiety from time shortage, while the rush to consump- tion continues. The paper shows that three explanations are based on the deterioration of social and personal relations, which are very important for overall people’s well-being – according to the psychologists – and that these explanations crucially complement the traditional ones based on adaptation and relative income. (JEL: I31, J22, O40). 1. Introduzione Alcuni testi recenti di Economia, come il Blanchard (2005), ripor- tano un diagramma a dispersione che mette in relazione il reddito pro- capite con un indice di benessere auto-dichiarato medio, brevemente detto ‘felicità’, per una gran quantità di paesi del mondo. Questo dia- gramma appare un po’ sorprendente per gli economisti, in quanto fa ve- dere che gli abitanti dei paesi con i livelli del reddito procapite più ele- vato e comunque superiore alla metà del livello medio mondiale non dichiarano sistematicamente di essere più felici, ma danno indicazioni ambigue. La sorpresa degli economisti è dovuta all’abitudine di assu- mere il reddito come una buona proxy dell’utilità (o benessere) del- le persone, che a sua volta costituirebbe il fine ultimo delle loro scelte. Il primo economista (e demografo) che ha messo in evidenza questo fat- to è stato Easterlin nel 1974, il quale estese l’indagine all’andamento tem- Ricchezza e ben-essere: l’importanza delle relazioni sociali e personali MAURIZIO PUGNO* * Dipartimento di Scienze Economiche, Università di Cassino, via S. Angelo, I-03043 Cassino (FR); m.pugno@unicas.it. Ringrazio Stefano Bartolini, nonché i colleghi e amici del Cream dell’Università di Cassino, con cui ho discusso proficuamente questo lavoro in diverse occasioni. La mia responsabilità su ogni aspetto del lavoro ovviamente rimane immutata. Ringrazio altresì il Murst per il finanziamento che ha consentito questa ricerca (Prin2004). Studi e Note di Economia Anno XII, n. 1-2007, pagg. 23-58