ETNOGRAFIA E RICERCA QUALITATIVA - 1/2011 Assunta Viteritti Corpi sapienti in laboratorio Apprendere la tecnoscienza in pratica tra disciplinamento e formatività «avevo un tesoro nelle mani» Rita Levi-Montalcini «Se non sai fare nulla non puoi comprendere nulla» Paracelso 1. 1. Formare i corpi nella tecnoscienza Questo saggio indaga l’apprendimento graduale del corpo dello scienziato nella vita quotidiana del laboratorio intesa come pratica formativa situata 1 attraver- so cui si alimenta l’incorporazione della conoscenza sociomateriale (Orlikowski, 2007). La ricerca condotta ha avuto più ispirazioni teoriche. La prima è quella degli studi di laboratorio – e del contributo incrociato tra gli studi STS e l’Actor- Network Theory 2 – che hanno posto in primo piano il ruolo della materialità e delle reti di pratica. La seconda è quella dei practice-based studies 3 , che hanno contribuito a rinnovare le concezioni delle organizzazioni, intese come tessuto di pratiche quotidiane (Bruni, Gherardi 2007), e della conoscenza, intesa come situata, negoziata, emergente e incorporata nell’attività, e hanno introdotto un x Ringrazio Attila Bruni, Barbara Czarniawska, Sivia Gherardi, Paolo Landri, Alvise Mattozzi e Federico Neresini per i suggerimenti e le indicazioni fornite nella revisione del lavoro. Grazie a Barbara Pentimalli per il supporto nel lavoro di revisione e a Giacinto Ferraro che mi ha introdotta alla formatività. Grazie ad Elena Cattaneo per la generosità, la pazienza e la curiosità verso il mio lavoro di ricerca. Grazie a Luciano Conti, Chiara Zuccato, Marco Onorati e Marta Valenza e agli altri ricercatori del laboratorio per avermi consentito di integrare alcune parti del lavoro con riferimento ai termini scientifici utilizzati del testo. Ringrazio i referee di ERQ che mi hanno consentito, con i loro suggerimenti, di chiarire e approfondire diversi aspetti del lavoro. 1 Questa prospettiva si può far risalire al lavoro di Dewey (1993). Più recentemente il tema dell’esperienza come pratica formativa è al centro di molte prospettive quali l’activity theory, i practice based study, le comunità di pratica, filoni teorici che in modo più o meno esplicito trovano una loro ispirazione nel lavoro di Dewey. 2 Tra i tanti classici di questa tradizione di studi cito solo alcuni a cui mi sono ispirata: Latour, Woolgar, 1986; Latour, 1998; Lynch, 1985; Pickering, 1992; Knorr-Cetina, 1999. Per un approfondimento del dibattito in Italia si possono vedere, tra gli altri: Guzzetti, 2002; Volontè, 2003; Ronzon, 2006; Neresini, 2007; 2008; Mongili, 2007; Parini, Pellegrino, 2010. 3 Per questa traiettoria di studi tra gli altri: Schatzi et al., 2001; Nicolini et al., 2003; Gherardi, 2000; 2008; Gherardi et al., 2007.