1 La formazione in rete: e-learning per i dipendenti all’Università di Pavia Flavio Ferlini, Elena Caldirola flavio.ferlini@unipv.it; elena.caldirola@unipv.it Scenario di riferimento Dai primi anni ’90 del secolo passato la Pubblica Amministrazione italiana è soggetta ad una forte azione di riforma finalizzata al conseguimento di tre obiettivi: accrescere l’efficienza; razionalizzare il costo del lavoro; integrare gradualmente la disciplina del lavoro pubblico con quella del lavoro privato. Il conseguimento di tali obiettivi passa necessariamente attraverso interventi di riorganizzazione e di formazione/riconversione del personale. Relativamente a quest’ultimo aspetto, è essenziale definire strategie e modalità finalizzate allo sviluppo delle competenze degli operatori che sono chiamati ad essere protagonisti dei cambiamenti. Coerentemente con il Piano 2007-2013 della Commissione Europea, che ha individuato le tecnologie ICT quali strumenti per migliorare l’efficienza dei servizi pubblici grazie alla realizzazione di progetti di e-government, nel 2007 il Ministro per le Riforme e le Innovazioni nella Pubblica Amministrazione si è così espresso: “Per garantire in modo sostenibile la formazione continua al personale pubblico, si utilizzeranno in modo mirato e ben ponderato le metodologie e gli strumenti dell’e- learning, garantendo al contempo una costante e qualificata produzione di contenuti digitali e realizzando una rete per la loro condivisione.”. Anche la recente iniziativa “i2010 - Una società dell’informazione europea per la crescita e l’occupazione” ha inserito l’e-learning tra le proprie azioni prioritarie, ritenendo che esso rappresenti una risposta adeguata alle esigenze di aggiornamento della forza lavoro in Europa. È partendo da questi presupposti che durante l’estate 2007 l’Ateneo di Pavia ha affrontato il problema della formazione (dovuta e obbligatoria ai sensi di legge) di tutti coloro che avevano ricevuto una nomina da incaricato o responsabile del trattamento dei dati personali ai sensi del D.Lgs. 196/2003 (oltre 2.000 dipendenti). A queste persone si dovevano aggiungere i docenti non strutturati e i cultori della materia (diverse centinaia). Altro personale universitario operava presso strutture sanitarie convenzionate con accesso a dati sensibili e quindi doveva seguire una ulteriore e specifica azione formativa aggiuntiva rispetto al corso-base (oltre 420 persone). La delicatezza e l’importanza della materia da trattare (che comporta risvolti anche penali nelle sanzioni previste) imponevano un’azione formativa di qualità, continua, monitorata e condivisa, anche in vista della successiva realizzazione del Documento Programmatico sulla Sicurezza (DPS). Si è pertanto scartata l’idea, da una parte, di convocare in aula gruppi numerosi (formazione inefficace) e, dall’altra, di procedere mediante azioni frontali per piccoli gruppi (ingestibile per i numeri in gioco). Si è optato invece per la realizzazione di un intervento formativo