197 Ossa e cenere. Le pratiche di “semicombustione” o “semicremazione” nel I millennio a.C. LORENZO ZAMBONI, VERA ZANONI Premessa Con i termini “semicombustione” o “semicremazione”, in sostanza equivalenti, si fa riferimento in generale a forme incomplete di incinerazione. Secondo una delle classificazioni in uso nell’antropologia forense, si possono di- stinguere quattro stadi relativi al grado di alterazione termica a carico dei tessuti 1 : carbonizzazione (si conservano gli organi interni), cremazione parziale (si conser- vano i tessuti molli), cremazione incompleta (si conservano frammenti di ossa), cremazione completa (si conserva solo la cenere). Da un punto di vista strettamente archeologico, essendo piuttosto raro e difficile poter distinguere tra carbonizzazione, cremazione parziale e incompleta, possono essere descritte due categorie di evidenze: nel primo caso si ha a che fare con un corpo sottoposto interamente all’azione del fuoco, ma in maniera non uniforme e senza il raggiungimento di uno stadio di incinerazione completa, con il conseguente mantenimento di parte delle connessioni anatomiche; le cause di questo particolare effetto, ovvero un’esposizione diretta a basse temperature piuttosto che a un’azio- ne indiretta del fuoco, dovranno essere indagate volta per volta, in relazione alle condizioni ambientali e/o cerimoniali. Nel secondo, si fa invece riferimento a una selezione dei distretti scheletrici dell’individuo, i quali appaiono in parte inumati, in parte combusti e, talvolta, in parte avulsi o dislocati. Si vedrà, infine, come i recenti sviluppi della bioarcheologia 2 , abbiano dimostrato l’esistenza di una terza categoria, in passato spesso erroneamente confusa con una delle precedenti, che va sotto la definizione di “deposizione doppia birituale”: in un’unica unità spaziale, solitamente una fossa, vengono sepolti, contemporanea- mente o in un breve lasso di tempo, un individuo inumato e uno incinerato. Va da sé che non sempre la distinzione tra le situazioni è netta e, anzi, i rischi di confusione sono elevati, specie in presenza di scavi condotti non scientificamente, di descrizioni generiche e acritiche e, soprattutto, in assenza di analisi antropolo- giche senza le quali – è bene sottolinearlo – non è mai possibile trarre conclusioni univoche. 1 SYMES et al. 2008, con bibliografia. Altri studi propongono invece una distinzione in cinque gradi dell’azione del fuoco su resti scheletrici (scala di CROW-GRASSMAN 1996, cfr. ibid. p. 24). Infine, per una descrizione dettagliata degli effetti del fuoco sul corpo umano si veda CATTANEO-GRANDI 2004, pp. 95-99. 2 Secondo la definizione di CLARK 1972.