190 “In vece” del restauro: problematiche di un intervento di manutenzione sul Modello per la statua del Nettuno di Giambologna nel Museo Civico Medievale di Bologna Laura Speranza, Stefania Agnoletti, Maria Baruffetti, Andrea Cagnini, Francesco Cantini, Monica Galeotti, Merj Nesi, Simone Porcinai Bologna. L’opera viene menzionata in seguito nell’ In- strumentum donationis del 1712, documento che cita le opere donate dal Marsili all’Istituto delle Scienze di Bologna e che la colloca nella Stanza delle Anti- chità. La proprietà passa quindi al comune nel 1881, anno di apertura del Museo Civico. 3 Per quanto l’opera veda a oggi attribuzioni ancora controverse, generalmente gli storici dell’arte sono concordi nell’identificarla con il bozzetto illustrati- vo del progetto per la famosa Fontana del Nettuno, commissionata allo scultore Giambologna (Jean de Boulogne) nel 1563 e collocata nell’omonima piazza bolognese. Quest’ultima venne ricavata dall’abbatti- mento di varie costruzioni preesistenti, in occasione di una revisione urbanistica della città da parte del vicelegato pontificio Pier Donato Cesi, su mandato del papa Pio IV e del cardinale Carlo Borromeo. L’opera, una fusione in bronzo, potrebbe essere iden- tificata come il bozzetto presentato a Roma per ri- cevere l’approvazione del pontefice, anche se i docu- menti che specificano il pagamento del basamento in noce, realizzato per il trasferimento, non recano informazioni sul materiale costitutivo del Modello per la statua del Nettuno. Il manufatto presenta evidenti differenze rispetto alla grande statua bronzea colloca- ta sulla fontana di piazza, in particolare nella postura, nella barba e nella resa generale del modellato, più equilibrato nella restituzione in grande dimensione. Nel bozzetto risulta incrementata la muscolatura che unitamente alla torsione della figura esprime una po- tenza ragguardevole che travalica il piccolo formato. Sono note altre due versioni dell’opera. 4 Quella ritenu- ta più antica, in quanto studio preliminare, è realiz- zata in terracotta. Conservata oggi presso il Victoria & Albert Museum di Londra, pare provenire dalla casa del conte Gini di Bologna: è priva del delfino e la figura poggia sul piede destro. L’altra, fusa in bronzo, è conservata presso il Nationalmuseum di Stoccol- Introduzione In occasione della mostra Plasmato dal Fuoco. La scultura in bronzo nella Firenze degli ultimi Medici svoltasi presso le stanze del Tesoro dei Granduchi di Palazzo Pitti 1 è stato concordato fra Museo Civico Medievale di Bologna, Gallerie degli Uffizi e Opificio delle Pietre Dure un intervento di restauro sul Model- lo per la statua del Nettuno di Giambologna, anche in virtù del rapporto pregresso da tempo avviato con il museo. L’opera era stata visionata dalle restauratrici del set- tore in precedenti occasioni su richiesta di Mark Gregory D’Apuzzo, direttore del dipartimento Bron- zi del museo. Quando si è presentata l’opportunità dell’esposizione a Pitti si è cercato di coglierla nono- stante i tempi stretti, poiché sarebbe stato comun- que molto complicato sostenere l’intervento in altro modo, soprattutto dal punto di vista economico. La scultura è giunta nel laboratorio il 24 luglio 2019 ed è stata consegnata in occasione della mostra a Pitti in data 16 settembre 2019. Presenta un’altezza di 78,4 cm e una larghezza di 57 cm; la base lapidea ha un diametro di 30 cm e un’altezza di cm 5 cm; il peso complessivo consta di 54 kg. Il Nettuno, tradizionalmente collegato al genere del bronzetto, si caratterizza per il suo particolare aspetto di “bozzetto/modello” (fig. 1). 2 Alcune porzioni pre- sentano un aspetto “non finito”, altre risultano addi- rittura incomplete: tra queste il tridente, all’interno del quale è presente della terra, presumibilmente di fusione. Inquadramento storico-artistico Il Modello per la statua del Nettuno venne recuperato dal generale Luigi Ferdinando Marsili a Vienna pri- ma del 1701, anno in cui risulta far parte dell’ Inventa- rio delle robe del Sig. Conte Marsili spedite da Vienna a