La storiografia più recente sulla finanza italiana della prima età moderna: gli studi sulla fiscalità di LUCIANO PEZZOLO Un oggetto polimorfo In un recente libro sull’istituzione del corpo territoriale padovano fra Quattro e Cinquecento l’autrice si preoccupa di avvertire il lettore che “nono- stante tratti soprattutto di tasse, … [il] lavoro non si propone di entrare nel merito del problema della fiscalità e della sua storia, perché questo è tutt’altro argomento” 1 . In effetti, gran parte delle pagine del volume sono dedicate alla tassazione diretta e ai conflitti che la sua ripartizione accende fra i diversi pro- tagonisti (città e contado, cittadine minori, comunità rurali…). Eppure l’autri- ce invita subito il lettore a non essere confusa con uno/a studioso/a di storia della fiscalità e, soprattutto, a non porre la sua ricerca nel novero della storia fiscale. Questa palese presa di posizione induce a domandarci che cosa sia allo- ra la storia fiscale, quali specifici strumenti metodologici e concettuali assuma, quali scopi si prefigga, e quali differenze invece sussistano rispetto ad altri set- tori della ricerca storica. È superfluo affermare che la storia fiscale ha come oggetto la fiscalità: ma questa banale affermazione apre una serie di questioni che forse, pur rapida- mente, vale la pena di toccare. La fiscalità concerne svariati aspetti dell’attività statale e locale, caratterizza la sfera del ‘pubblico’ ma si incunea anche in quel- la del ‘privato’, a ulteriore riprova che nell’antico regime i due ambiti non sono affatto separabili e facilmente riconoscibili. La materia fiscale si offre come campo privilegiato di ricerca sia allo storico economico che a quello politico, e questo crea non poche complicazioni per individuare e determinare con chia- rezza un lavoro di storia fiscale. In queste pagine focalizzerò la mia attenzione 33 1 L. FAVARETTO, L’istituzione informale. Il Territorio padovano dal Quattrocento al Cinque- cento, Milano 1998, p. XI.