1 Ricordare e osservare lo Shabbàt Il fondamento della fede del popolo ebraico Il sabato è stato fatto per l'uomo e non l'uomo per il sabato! (Mc 2,27) Shabbàt shalòm Sabato di pace (Saluto ebraico) * * * “Disse il santo benedetto egli sia ad Israele: Se osserverete lo shabbàt io ve lo considererò come se aveste osservato tutti i precetti, e se profanerete lo shabbàt io ve lo considererò come se aveste profanato tutti i precetti”. (Esodo/Shemot Rabbà 25,12) * * * Abraham Jehoshua Heschel sostiene che l’ebraismo, nel corso del suo sviluppo, affianchi al valore chiaramente definibile e delimitabile della santità del luogo (o dei luoghi) quello più problematico e debordante della santità del tempo (o dei tempi). Al luogo noi (forse) possiamo accedere ma resta sempre separato e altro da noi perché è santo in sé; il tempo, invece, ci accompagna e ci abita, ci determina e ci obbliga continuamente a scegliere perché siamo noi a renderlo santo. Il senso della vita e la modalità che ci conducono a cercare Dio e a trovarlo 1 , non si rapportano, in particolare dopo la distruzione del Secondo santuario nel 70 E.V., a luoghi ma si abbandonano al tempo, o meglio a quella che potremmo definire la cattedrale del tempo, il riproporsi cioè in sequenza mai ripetitiva ed uguale dei tempi che costituiscono l’inanellarsi dei giorni festivi nell’arco dell’anno liturgico: Pèsach/Pasqua, Shavu‘òt/Pentecoste, Rosh ha- shanà/Capodanno, Jom kippùr/Giorno dell’espiazione, Sukkòt/Capanne, Chanukkà/Festa della dedicazione o delle luci. A questa la scansione annuale del tempo che segue i ritmi della natura, della rivelazione divina, dell’ordine sociale e morale e del rapporto con la propria storia e la propria tradizione, va aggiunta la scansione ebdomadaria che riporta, settimana dopo settimana, il ritmo stesso dei sette giorni della creazione che tende allo Shabbàt e culmina nella sua gioia, nel suo riposo, nella sua pace, e nella sua delizia. E’ la Scrittura stessa a porre una netta distinzione fra lo Shabbàt e gli altri giorni della creazione e, quindi, di ogni settimana che da allora si apre generazione dopo generazione nel tempo delle generazioni dei figli di Adàm: 1 “Cercate il Signore nel suo farsi trovare, invocatelo nel suo essere vicino” (Is 55,6). La struttura sintattica del testo in ebraico permette di interpretare il farsi trovare e l’essere vicino sia in senso temporale (“mentre si fa trovare”), sia in senso spaziale (“dove si fa trovare). In senso temporale indica, secondo la tradizione ebraica, precisi periodi dell’anno liturgico; in senso spaziale, il luogo in cui si studia e si prega e, di conseguenza, nella sua Parola.