Elementi diffrattivi per il riconoscimento di byte ottici Davide Piccinin, Maria Chiara Ubaldi, Enzo di Fabrizio a , Massimo Gentili a , e Mario Martinelli b CoreCom, via Ampére 30, 20131 Milano piccinin@corecom.polimi.it Abstract : Viene mostrato l’utilizzo di un filtro di sola fase per il riconoscimento di un byte ottico a 1.55 μm. L’elemento diffrattivo, realizzato a profilo quasi continuo in PMMA mediante litografia elettronica, è stato inserito in un correlatore Vander Lugt ed una prima sperimentazione ha mostrato valori di discriminazione vicini a quelli teorici. Introduzione La continua crescita in diffusione e prestazioni delle reti ottiche spinge verso la ricerca di metodi per elaborare otticamente segnali ottici per telecomunicazioni. In tal modo è possibile mantenere l’ampiezza di banda tipica dei segnali in fibra ottica ed evitare limitanti e costose conversioni optoelettroniche ed elettroottiche. Una delle operazioni necessarie per l’indirizzamento e la gestione delle reti ottiche consiste nel riconoscimento di una sequenza di bit (header) che rappresenta l’indirizzo di ogni pacchetto di informazione trasmessa. Nel 1964 Vander Lugt propose il primo correlatore ottico (VLC) (1) per il riconoscimento di immagini. Tale operazione veniva ricercata per rivelare la presenza di determinati oggetti (anche in versione ruotata e scalata) all’interno di immagini complesse e disturbate da rumore (ad esempio veicoli militari in fotografie da satellite). Diverse versioni e configurazioni seguirono (Joint Transform Correlator (2) ad es.), ma sempre allo scopo di migliorare la capacità di riconoscere oggetti o classi di oggetti anche se variamente corrotti. L’utilizzo dei correlatori ottici per il riconoscimento di sequenze di bit non ha molti esempi in letteratura se non nel caso di operazioni di lettura e scrittura di memorie olografiche con radiazione visibile e mediante l’utilizzo di modulatori spaziali a cristalli liquidi (3) . Il problema di riconoscere una sequenza di bit da ogni altra parola digitale (anche differente per un solo bit) risulta profondamente diverso dagli storici scopi dei correlatori ottici, che miravano al riconoscimento di immagini diverse tra loro anche di molti pixel. Se poi la parola che si vuole riconoscere proviene dai normali canali di comunicazione a Istituto di Elettronica dello Stato Solido - CNR, via Cineto Romano 42, 00156 Roma b Dipartimento di Elettronica e Informazione - Politecnico di Milano, p.za Leonardo Da Vinci 32, 20133 Milano.