Il bruco e l’arcobaleno. Nuovi paradigmi per la storia culturale e religiosa dell’alto medioevo Luigi Canetti «Storica», n. 66 1. Bilanci e nodi tematici Negli ultimi quarant’anni, con poche eccezioni, la me- dievistica italiana ha eluso il problema di definire il ter- reno di una storia religiosa dell’alto medioevo. Anzi, ha rinunciato tout court, nonostante occasionali sussulti, a elaborare un’epistemologia della storia religiosa che sia altro dall’affinamento di indagini e oggetti appartenenti al campo della storia ecclesiastica. L’acquisita separazione dei settori e dei curricula tra la storia medievale e la storia del cristianesimo, frutto di ben precise scelte accademiche e ministeriali, è a sua volta il sintomo evidente di uno scol- lamento che in questo Paese ha radici assai più profonde, non riducibili, mi pare, alla reazione, tanto evidente quan- to irriflessa fin dai primi anni ottanta, alle egemonie sto- riografiche del Medioevo cristiano 1 . I fermenti degli anni cinquanta e sessanta quantomeno presupponevano un dialogo serrato e sofferto con la grande ricerca teologica. È ovvio che oggi non siano più immaginabili uno Chenu, un Congar, un Daniélou o un de Lubac; ma ho l’impres- sione che gettando il bambino della storia religiosa con l’acqua sporca della teologia della storia, la medievistica post-morgheniana 2 , emarginando i temi sintonici alla sta- gione conciliare del Vaticano II – l’ecclesiologia, la pasto- rale dei laici e i movimenti evangelici ed ereticali –, abbia quasi interrotto il dialogo con la storia religiosa evitando 1 R. Morghen, Medioevo cristiano, Laterza, Bari 1951 e successive edi- zioni e ristampe. 2 Sull’opera storiografica di Raffaello Morghen (1896-1983) e la sua scuola si vedano le pagine penetranti di O. Capitani, Una medievistica ro- mana, Pàtron, Bologna 1986.