PROCEDURE E METODOLOGIE PER LA REDAZIONE DI PIANI ENERGETICI E AMBIENTALI COMUNALI Francesco Asdrubali, Giorgio Baldinelli Dipartimento di Ingegneria Industriale, Università degli Studi di Perugia Via G. Duranti, 67 - 06125 Perugia - Tel. 075/5853845, Fax 075/5853697, E-mail fasdruba@unipg.it SOMMARIO Le problematiche relative ai cambiamenti climatici, al risparmio energetico, all’incentivazione delle fonti energetiche rinnovabili necessitano di un approccio a tutti i livelli: dalle politiche globali alle azioni locali, per limitare le emissioni di gas serra e consentire uno sviluppo sostenibile. Prendendo le mosse da alcune esperienze significative nel nostro Paese e dall’elaborazione del Piano del Comune di Perugia, è descritta una metodologia di redazione dei Piani Energetici e Ambientali Comunali, con particolare enfasi agli obiettivi della pianificazione e alle modalità di attuazione. Nella metodologia proposta, gli interventi sono sottoposti ad una analisi tecnica riassunta da una serie di indicatori che ne permettono il confronto; parallelamente, ad ogni soluzione è associata la valutazione della propria potenzialità sul territorio, così da poterne definire il contributo al raggiungimento degli obiettivi energetico- ambientali. 1. INTRODUZIONE L’introduzione dei Piani Energetici Comunali nel nostro Paese è piuttosto recente e più precisamente avviene con la Legge 10/91; in particolare l’art. 5, comma 5 della Legge afferma che “I Piani Regolatori Generali (PRG) dei comuni con popolazione superiore a 50.000 abitanti devono prevedere uno specifico piano a livello comunale relativo all’uso delle fonti rinnovabili di energia”. Tale Piano doveva essere predisposto entro sei mesi dall’entrata in vigore della legge (quindi entro luglio 1991) e riguardava 136 Comuni del nostro Paese, con una popolazione interessata pari a circa 21.000.000 di abitanti, pari al 36% del totale dei cittadini italiani. A otto anni di distanza un monitoraggio sullo stato di attuazione di questa Legge, effettuato dall’ENEA [1], ha mostrato che solamente 23 città, pari al 17% di quelle interessate, avevano elaborato un Piano Energetico Comunale. Va tuttavia sottolineato che quasi tutte le maggiori città italiane hanno avviato la redazione del PEC; le esperienze condotte in questi anni hanno consentito di individuare procedure e criteri, confluite poi in due guide metodologiche realizzate rispettivamente da ENEA la prima [2] e da CISPEL, ACEA e Ambiente Italia la seconda [3]. Le due guide, pur non avendo alcun carattere cogente, possono intendersi come “prassi consolidata” e pertanto rappresentare uno standard di riferimento nella elaborazione di un Piano Energetico Comunale. Va inoltre sottolineato che, nella prassi, i Piani realizzati hanno