Between, vol. VII, n. 13 (Maggio/ May 2017) Rosa Mucignat Realism and Space in the Novel, 17951869 Imagined Geographies Farnham, Ashgate, 2013, 181 pp. Problema a lungo trascurato dalla teoria e dalla critica letteraria, nel corso degli ultimi due decenni il rapporto tra letteratura e spazio è stato assunto, nelle sue varie declinazioni, come consapevole oggetto di indagine, sulla scia dello spatial turn che ha coinvolto i diversi campi del sapere nella seconda metà del Novecento. Lo studio di Rosa Mucignat, pubblicato nel 2013 per Ashgate e riedito nel 2016 da Routledge, si colloca all’interno di questo filone della comparatistica letteraria, occupandosi del ruolo della rappresentazione dello spazio nel romanzo realista. Nei primi due capitoli l’autrice avvia un percorso attraverso il pensiero teorico e critico interessato allo spazio (da Leibniz a Bachtin, da de Certeau a Foucault) e avanza un’originale proposta metodologica fondata sulle dimensioni di “visibilità”, “profondità” e “movimento”, concepite in generale come qualità fondamentali dello spazio narrativo, e in particolare come appropriati strumenti di indagine per interrogare i romanzi europei della prima metà dell’Ottocento. La visibilità caratteristica delle opere prese in esame riguarda una dilatazione dello spettro del visibile, in senso sia estensivo sia intensivo, ottenuta mediante quella descrizione del dettaglio capace secondo Roland Barthes di creare un Effet de réel (1968) che dà consistenza materiale al mondo di finzione, e che riveste, secondo il Genette di Figures II (1969), una funzione diegetica. Nel corso dell’Ottocento, i cambiamenti epistemologici avvenuti nel campo delle scienze umane e delle teorie