Note su specializzazione, innovazione, crescita e bilancia dei pagamenti Luca De Benedictis * 1. Introduzione L'indagine dei legami esistenti tra specializzazione produttiva, innovazione tecnologica e crescita in un sistema economico aperto alle relazioni internazionali è stata perseguita, sin dalle origini della moderna teorizzazione economica, con costanza e spesso con accesa passione tanto da suscitare alcuni tra i più rilevanti dibattiti nella storia del pensiero economico degli ultimi tre secoli. Il confronto tra libero scambisti e protezionisti, tra teorici della convergenza e fautori della causazione cumulativa, tra i difensori di un laissez faire mondiale e i propugnatori di un nuovo ordine economico internazionale, sino alle recentissime discussioni sul ruolo dell'intervento pubblico nelle dinamiche del reddito - discussioni filtrate attraverso le lenti della teoria della crescita endogena, degli effetti macroeconomici della presenza di non convessità, delle conseguenze di una formalizzazione non-Solowiana della tecnologia - hanno avuto alla base la necessità di comprendere come, e se, la crescita di una economia dipendesse dalla specializzazione produttiva e come quest'ultima potesse essere rafforzata o modificata attraverso un processo di innovazione. Negli ultimi anni la ricerca sull'argomento si è quasi del tutto svolta o all'interno della grande tradizione costituita dalla teoria neoclassica della crescita o all'interno dell'eterogeneo universo evoluzionista 1 . Vi è però un terzo filone di ricerca che si discosta dai precedenti per il taglio investigativo e la metodologia adottata il quale, spostando l'attenzione dal piano micro a quello macro e affiancando agli impulsi alla crescita provenienti "dal lato dell'offerta" l'esplicitazione del ruolo svolto dalla domanda, costituisce un differente (e interessante) punto di osservazione delle connessioni tra specializzazione, innovazione e crescita economica. E' su questi contributi, originati dalle riflessioni di Nicholas Kaldor sulle ragioni dei differenziali di crescita tra paesi e tra regioni, che si innesta questo lavoro il cui obiettivo è evidenziare, attraverso un modello formale, come la specializzazione produttiva e l'innovazione, da una parte, e il ruolo propulsivo della domanda, dall'altro, incidano sul tasso di crescita di una economia positivamente influenzata e allo stesso tempo vincolata dai suoi legami internazionali. * . Dipartimento di Istituzioni Economiche e Finanziarie - Università di Macerata - eco1@netserver.unimc.it Vorrei ringraziare Carlos Garcimartín, Paolo Ramazzotti per l'attenta lettura e i preziosi commenti e PierCarlo Padoan per il costante incoraggiamento e per la fruttuosa collaborazione su questa tematica. Desidero ringraziare inoltre i partecipanti al gruppo di ricerca Structural Competitivness in Four European Countries - Macroeconomic, Sectoral, and Regional Aspects, finanziato dalla Commissione europea nell'ambito del progetto Human Capital Mobility (1994) e i partecipanti al Seminario informale sulla dinamica economica dell'Università di Macerata 1995 per i suggerimenti e le critiche che mi hanno orientato durante l'intero arco della ricerca. 1 . Il materiale prodotto all'interno del filone di ricerca neoclassico è oramai sterminato. Per una insider view si veda Helpman (1992), mentre per una outsider view si può far riferimento a Verspagen (1992). Per quanto riguarda il filone di ricerca evoluzionista si veda Dosi e altri (1988). Per una introduzione ampia e articolata alle problematiche in discussione si veda Fagerberg (1994).