1. Introduzione Quest'articolo trae spunto da una spedizione scientifica nelle regio- ni cinesi del Qinghai e del Tibet, cui ho partecipato nel giugno 2001 (vedi box pag. 9). Nonostan- te tali regioni siano situate quasi alle stesse latitudini del Mar Me- diterraneo, le loro caratteristiche fisiche e geografiche, il loro clima e ambiente sono del tutto diversi. Una delle principali differenze morfologiche consiste nel fatto che tali regioni sono situate ad al- ta quota e caratterizzate da situa- zioni meteorologiche talvolta estreme. In quest'articolo trarrò spunto dal viaggio per descrivere il clima asiatico e il suo ruolo nel- la climatologia a grande scala, per poi arrivare ad analizzare la for- mazione dei monsoni ed il clima del continente asiatico nel suo complesso, e in particolare il pe- riodo del monsone estivo. 2. I monsoni Un monsone è un vento che cam- bia direzione con le stagioni. Il ter- mine monsone è stato coniato ori- ginariamente dai marinai arabi con riferimento all'andamento dei venti nell'Oceano Indiano e nelle regioni circostanti (compreso il mare Arabico), che variano la loro direzione secondo la stagione del- l'anno: in particolare, provengono da Sud-Ovest nel semestre estivo e da Nord-Est in quello invernale. I meccanismi fisici alla base dei monsoni, già individuati all'inizio del Novecento, possono essere co- sì riassunti: a) il riscaldamento differenziale tra terra e oceani; b) l'accelerazione di Coriolis, do- vuta alla rotazione terrestre; c) il ruolo dell'acqua, che imma- gazzina e rilascia energia sotto forma di calore latente d'evapora- zione nei passaggi di fase liquido- vapore. Oggi, con il progressivo aumento del numero e della qualità delle misure atmosferiche (osservazio- ni di superficie, da radiosonde, aeroplani e satelliti, e dati di cam- pagne d'osservazione intensive), è possibile comprendere meglio e in dettaglio la climatologia e la va- riabilità dei monsoni, sia a gran- de scala sia a scala locale. I monsoni sono un fenomeno as- sociato alla circolazione atmosfe- rica a scala globale. In particola- re, il ciclo stagionale del monsone a grande scala è regolato princi- palmente dal riscaldamento diffe- renziale delle superfici dell'ocea- no e della terraferma, a causa del- le loro capacità termiche molto differenti. Infatti, l'oscillazione stagionale della latitudine di mas- sima insolazione (chiamata ITCZ, acronimo di Inter-Tropical Conver- gence Zone, cioè fascia di conver- genza intertropicale, vedi fig. 6) genera - a seconda delle stagioni - diversi gradienti di temperatura terra-mare, che a loro volta sono responsabili di circolazioni tropo- sferiche differenti a grande scala. In sostanza, durante l’estate il continente si scalda più dei mari circostanti, richiamando un flus- so di aria umida nei bassi strati dall’Oceano; viceversa durante l’inverno, quando il continente si raffredda più del mare, il flusso si inverte. Uno dei monsoni più for- ti e più conosciuti è quello che in- teressa l'India e l'Asia sudorienta- le da giugno a settembre, i cui ef- fetti si ripercuotono sulla circola- zione atmosferica globale. Tutta- via, altri fenomeni di tipo monso- nico si verificano anche nell'Au- stralia settentrionale e nell'Africa occidentale (Golfo di Guinea). Nel continente americano, invece, i monsoni sono limitati al settore centrale, in quanto la disposizio- ne Nord-Sud delle Montagne Roc- ciose e della Cordigliera delle An- de non favorisce grossi sposta- menti dell'ITCZ. In ogni caso, con il termine monsone si designano tutti i sistemi climatici nei quali si ha un forte incremento d'umidità durante la stagione calda. L'am- piezza delle aree interessate dai monsoni e la loro durata (2÷3 me- si) suggeriscono che essi svolgano un ruolo significativo non solo sul clima locale delle regioni interes- sate (dove, a seconda della circo- lazione, si possono avere fenome- ni di forti precipitazioni o di sic- cità) ma anche nella modulazione del clima globale. Inoltre, dal mo- mento che il monsone influenza la distribuzione regionale della piog- gia, il suo studio è interessante anche per le implicazioni econo- miche, agricole e sociali nei con- fronti, soprattutto, delle popola- zioni asiatiche meridionali. 3. I monsoni in Asia Nel caso del continente euro-asia- tico, l'importanza della circolazio- ne monsonica è dovuta al fatto che tale continente si estende per 35° in latitudine e per 180° in lon- gitudine. Inoltre, nella regione ti- betana si erge il complesso oro- grafico più esteso, più imponente e più alto del mondo: l’Himalaya. Tale area, di cui una superficie pari a oltre due milioni e mezzo di km 2 si trova a oltre 3000 m di quo- ta, culmina con gli 8848 m del monte Everest, noto come il tetto NIMBUS 33-34 CLIMATOLOGIA 7 Il clima monsonico dell’Asia Claudio Cassardo Dipart. di Fisica Generale - Università di Torino. E-mail: cassardo@ph.unito.it 1. Le montagne intorno a Nag- qu (Tibet), viste il 24.06.2001 (f. C. Cassar- do). Le cime più elevate si collocano intor- no a 5200 m. In questa regio- ne le precipita- zioni si concen- trano nei mesi da giugno a settembre, allorchè anche il versante settentrionale dell’Himalaya risente in parte dei flussi di aria umida associati al monsone sud- occidentale estivo. Para- dossalmente, proprio duran- te l’estate si costituisce l’accumulo di nevi perma- nenti, general- mente oltre i 5000 m. Nel- l’immagine si distingue la lingua di un ghiacciaio, che giunge a breve distanza dal fondovalle semi-arido. 2. Carta sche- matica dell’A- sia con l’indi- cazione dei luoghi citati in                                            