Premessa Nella facciata della moderna chiesa patronale intitolata a una martire del III sec. d. C., santa Re- stituta 1 , onorata sin dall’alto medioevo in un edi- ficio sacro più volte ricostruito nell’area centrale della città 2 , si apre un pregevole portale con men- 1 LA REGINA GIOVANNA I D’ANGIÒ NEL PORTALE MAGGIORE DELLA CHIESA DI SANTA RESTITUTA A SORA* Alessandra Tanzilli *Le Figg. 8, 10, 11, 12 e Tav. 1a, Tav. 2a, b e c, e Tav. 3a, b, c e d sono di Caterina Grimaldi. Ringrazio il prof. Sandro Rapini e il sig. Orazio Recchia che hanno gentilmente ed entusiasticamente fornito il supporto tecnico necessario alla realizzazione delle foto- grafie scattate al portale della chiesa di Santa Restituta. 1 Le vicende della Martire sono narrate nella Passio Sanctae Restitutae, pervenuta nelle edizioni dei secc. IX e XI circa (Bibl. Casin. III, pp. 12-16; AA. SS. Maii, pp. 658-662; edizione critica di VERRANDO 1985; trascrizione in Libro Verde, cc. 8 r -9 r , c. 23 r ), secondo cui la nobile romana Restituta giunse a Sora per convertire alla fede cristiana i suoi cittadini; il consul Agacius apprese di un suo miracolo e volle interrogarla; colpito dalla sua avvenenza, la chiese in matrimonio ma, al suo rifiuto, ordinò che fosse condotta ad flumen Carnellum, dove fu decollata. Del martirio si conserve- rebbe memoria anche nell’epigrafe del portale della cattedrale so- rana eseguito nel 1086 (FERRACUTI 1986a, pp. 68-69; BERANGER, FERRACUTI, GULIA 1990, pp. 19-20; P AUSELLI 1997, p. 129; T AN- ZILLI 2004, p. 26; GRIMALDI 2015, p. 132). 2 Diverse sono state le costruzioni e le rifondazioni della chiesa nella stessa area, dopo le distruzioni belliche e, soprattutto, quelle sismiche aggravate dalla natura alluvionale del suolo su cui è stata sempre riedificata; dalla Passio si ricava che una modesta basilica cimiteriale era stata costruita intra moenia in corrispondenza della tomba della Santa e di altri martiri subito dopo la loro morte, anche se più verosimilmente l’evento deve essere posticipato al tempo in cui i gastaldi longobardi ne introdussero e diffusero la devozione al fine di rafforzare il legame con la Chiesa locale. L’edificio fu ricostruito in seguito a un crollo causato dall’imperizia dei muratori e dall’instabilità del terreno (VERRANDO 1985, p. 85, p. 93 e p. 98; AA. SS. Maii, p. 664). Dopo la distruzione del 1103 (Annales Cec- canenses, in MGH 1866, p. 281), la chiesa fu subito riparata e ri- consacrata (Visita pastorale 1874, c. 143; FERRACUTI 1986a, p. 66), ma le lesioni provocate dallo sciame sismico registrato a metà del sec. XII richiesero nuovi restauri e una riconsacrazione nel 1155, di cui furono individuate tracce nel 1703 (Visita pastorale 1703, c. 73: «Sempre è stimata, e tenuta Chiesa consacrata dalla S. M. di Adriano quarto Sommo Pontefice sì come suol testificare il Ma- gnifico Architetto Fran(ces)co Campione che nel lauorio dell capo altare ui trouò i segni della consacrazione […]»). L’edificio si salvò miracolosamente dall’incendio del 1156 (Libro Verde, c. 14 r ; AA. SS. Maii, p. 657), ma non dalla distruzione federiciana del 1229 (Ryccardi de Sancto Germano notarii Chronica, in MGH 1866, p. 357); probabilmente dopo il 1250 fu ricostruito per disposizione testamentaria dell’imperatore svevo (HUILLARD-BREHOLLES 1861, p. 807) ma, più sicuramente, nell’ultimo quarto del sec. XIII quando, nell’ambito del fenomeno di rilancio del culto dei martiri paleocristiani voluto dai sovrani angioini, Restituta fu elevata a pa- trona (GRIMALDI 2011, pp. 55-60). L’importanza di Santa Restituta si ricava dal conferimento dell’aggettivo maior in un diploma ema- nato da Onorio III nel 1222 (ASV, Registro Vaticano 11, f. 194 v , n. 211), dalla sua posizione subito dopo la Cattedrale nell’elenco delle chiese sorane riportato in una sentenza del 1354 (Regesti dell’ab- bazia di Montecassino, p. 237, n° 579) e nei testamenti del 1363 e del 1400 (Testamenti, n° 256 e n° 268 in collocazione provvisoria), dalla dovizia del suo Capitolo, che versava nel biennio 1308-1310 la decima più alta di tutta la diocesi (Rationes Decimarum Italiae 1942, p. 15, n° 121 e p. 146), dalla realizzazione di un prezioso braccio reliquiario (GRIMALDI 2011, p. 60 e fig. 3 di p. 68) e dal forte legame con la comunità locale, testimoniato dai “segni di pie- tra” nella chiesa di San Ciro in località Trecce e in una cappella nei pressi di Campoli Appennino (PISTILLI 1798, p. 203). La mae- stosa chiesa si apriva su un ampio spazio antistante, già forum am- ministrativo (RIZZELLO 1986, pp. 79-81) e poi piazza pubblica (Libro Verde, c. 412 v : «[...] Ecclesia Sanctae Restitutae. Edificata est in medio Civitatis Sorae cum i(n)genti edificio apud Platiam pub(li)cam [...]»), documentata anche dalle iscrizioni positae in loco publico edite in CIL X, 5714 e in CIL X, 5670 (SHERK 1970, p. 42, n°46 e p. 80; GELSOMINO 1985, p. 62, pp. 67-69; T ANZILLI e GRIMALDI 2009, pp. 69-70); l’edificio era attiguo alla sede del- l’Universitas Sorana, dove era affisso il privilegio angioino del 1292, oggi inserito nella facciata della chiesa (GRIMALDI 2011, pp. 45-52), scolpito su una lastra epigrafica del II sec. d. C. (CERRONE 2009), dopo il recupero effettuato nel 1810 e il suo inserimento nella facciata della chiesa onde evitarne la dispersione, come si ap- prende dall’Orazione funebre in lode del defonto monarca Ferdi- nando I recitata in Sora nella Chiesa di S. Restituta dal sacerdote Ignazio Carnevale, Napoli 1825, nt. 1 di p. 27 (Archivio Storico del Comune di Sora, Reg. preunitario, 1, deliberazioni del Decu- rionato). In due rappresentazioni della prima decade del XVII se- colo, un altorilievo a stucco (T ANZILLI 2004, p. 22) e un dipinto (T ANZILLI e GRIMALDI 2009, p. 12) è individuabile la chiesa gotica; dalle fonti si apprende che è a tre navate e orientata est-ovest (TONDI 1730, pp. 14-17; Visita pastorale 1609, c. 11 r ), ma quest’ul- tima informazione è errata in quanto l’edificio che poi sarà rico- struito alla fine del sec. XVII sarebbe sorto sui resti del precedente impianto (Visita pastorale 1703, c. 75: «[…] E benché rifabbricata