Fotogrammi d’America della Dott.ssa Francesca Cheli Guardare dentro il cassetto delle carte non pubblicate di un autore, quello con l’etichetta forse meglio lasciare qui, scritta con mano insieme esitante e nervosa, è sempre un atto illecito: proprio per questo la curiosità di sbirciarvi è irrefrenabile. 7 ottobre 2014: esce Un ottimista in America di Italo Calvino. Non solo postumo, come i Six 1 Memos for the Next Millennium, le affascinanti e mai pronunciate Lezioni americane (1988), ma riesumato: sono seconde bozze d’autore, faticosamente messe insieme e dolorosamente cestinate dallo stesso Calvino, le pagine che la Mondadori riporta alla luce dopo mezzo secolo. Un ottimista in America il titolo pensato per il volume che nel 1963 sarebbe dovuto uscire per Einaudi: così oggi lo scoviamo sugli scaffali delle librerie. Dunque iniziamo a leggere questo (nuovo?) libro (non libro?) di Calvino, consapevoli di essere dei fuorilegge che hanno forzato lo scrigno, non chiuso a chiave -questa la nostra attenuante- di uno dei massimi autori del Novecento italiano. Il testo si presenta a metà strada tra la lettera privata, il diario e il reportage giornalistico: un collage che unisce tessere disparate e variopinte di impressioni, incontri, riflessioni sul primo viaggio americano di Calvino. È il novembre 1959 quando, con una borsa di studio finanziata dalla Ford Foundation, il giovane scrittore parte per gli Stati Uniti. Il transatlantico che da Le Havre lo conduce fino a New York sembra soffocarlo mortalmente, facendolo subito pentire di non aver preso l’aereo ma poi, dalla sopraccoperta, la magia: Ecco, all’orizzonte che schiarisce, tra le luci d’una sparsa costa, come una montagna che prende forma. E a un tratto è stato tutto giusto, non si poteva che arrivare così. Il viaggio, il diverso, ha senso soltanto se ci paga l’arrivo: e noi, privilegiati e nervosi, lo paghiamo appena con un poco d’impazienza . 2 Dopo due mesi nell’amata New York, si sposta a visitare numerosi stati e centri urbani - Cleveland, Detroit, Chicago, San Francisco, Los Angeles, Montgomery, New Orleans, Savannah, Las Vegas, Houston - per scegliere, infine, di assecondare il richiamo dell’individualista, «geometrica, cristallina, senza passato, senza profondità» New York e terminare, là dove era 3 iniziato, il suo grant. Le impressioni di viaggio sono subito registrate in rapidi e originali schizzi che Calvino invia regolarmente a Daniele Ponchiroli, all’epoca caporedattore dell’Einaudi, da quando è ancora a bordo del transatlantico fino alla decisione del marzo 1960 di tornare a New York. In una lettera, datata 11 novembre 1959, Calvino ritaglia una sezione, Istruzioni per l’uso, in cui definisce le sue impressioni come «una specie di giornale a uso degli amici italiani […] a disposizione di tutti i colleghi e anche degli amici e visitatori che hanno voglia di leggerlo […] in modo che il tesoro 3 Dall’intervista di Maria Corti a Italo Calvino, su «Autografo», II, 6, ottobre 1985; ora Intervista di Maria Corti, in Italo Calvino, Eremita a Parigi, Mondadori, Milano 2011, p. 255. 2 Ivi, pp. 11-12. 1 Italo Calvino, Un ottimista in America (1959-1960), Mondadori, Milano 2014. 1