Dante e Montale: la voce, l'allegoria, la trascendenza Pierpaolo Antonello In qualsiasi storia letteraria italiana i nomi di Dante e Montale compaiono, temporalmente polarizzati, come i cardini di una tensione e di una tradizione poetiche che forse non hanno eguali nella cultura Europea. Non c'è lettera- tura che sia stata così marcata da un lato da un poeta fondatore tanto esube- rante e costrittivo, e dall'altro da una tradizione che, forse anche per questa sua origine, è rimasta sostanzialmente lirica e ha dato il meglio di sé sotto il segno di questa costellazione.' Ed è forse per questo che la voce del fiorentino continua ancora a risuonare intertestualmente nei poeti di ogni generazione, e ancor di piij nel Novecento e in particolare nel suo poeta che maggiormente lo rappresenta, Eugenio Montale, per i motivi che cercheremo di illustrare in questo nostro contributo, soprattutto raccogliendo le voci critiche che meglio hanno saputo illuminare il rapporto in questione. Per sua stessa natura e definizione la parola poetica è una parola che si auto-fonda e si auto-costituisce nell'atto stesso del suo prodursi e rinnovarsi. Una parola che pretende e impone di essere riconquistata ad ogni atto di scrit- tura. Soprattutto quella parola poetica contemporanea (in tutte le possibili nuove scuole o avanguardie) che vuole programmaticamente porsi sempre come forza che oltrepassa la tradizione e la rinnova e che non può avere e credere poeta più moderno di Dante. A ragione, infatti. Contini distingue fra la linea 'sperimentale' (dantesca) delle nostre lettere e la linea 'formale' (o petrarchesca), quasi a sottolineare che nella tradizione italiana non c'è poeta che più di lui abbia fatto i conti con l'innovazione di un linguaggio e di una Ungua, con la creazione quasi ex-nihilo della propria lingua. Non c'è poi poeta tradizionalmente più engagé dal punto di vista politico, animato da "una totale spregiudicatezza verso il reale" (Contini 363) e da una costante sovversione nel pensiero e nei canoni, pur rimanendo nel quadro di una struttura cosmologica e filosofica tradizionale. Sulla contemporaneità di Dante e sulla sua ennesima riscoperta e studio. Montale rileva nel suo famoso intervento del 1965 (dove Maria Corti si ram- marica sia fallita la convergenza di racconto di Eliot e Montale) (Corti 55), che "se Dante è patrimonio universale [...] la sua voce oggi possa giungere a tutti come mai forse avvenne in altri tempi e come forse non sarà più possibile QUADERNI ditalianistica Voi. XVn, No. 1 . Primavera 1996