Francesco Marco Paolo Carrera Le lavorazioni dei metalli delle botteghe artigianali degli Ex Laboratori Gentili 1. Introduzione Gli scavi degli Ex Laboratori Gentili (fg. 1), condotti tra il 2008 e il 2013 1 , occupano un’area di circa 9000 m² compresa tra le attuali via Sant’Antonio, via A. Mario e Via G. Mazzini. Le indagini hanno permesso, grazie agli indicatori di produzione e al rinvenimento di numerose strutture, di individuare una serie di attività artigianali legate principalmente alla lavorazione dei metalli e del vetro 2 . Lo scavo ha evidenziato come questo settore della città fosse interessato da un’ampia area paludosa che, almeno sino alla seconda metà del XII secolo, aveva il suo margi- ne settentrionale approssimativamente lungo il tracciato dell’attuale via A. Mario. La ricostruzione della batimetria della palude (fg. 2a) ha permesso di individuare, lungo la fascia più prossima alla riva, diversi indicatori di lavorazio- ne del vetro e soprattutto della rafnazione del minerale di ferro (Carrera 2015, pp. 251-252); il rinvenimento più interessante è la scoperta di una sepoltura anomala, all’in- terno di una fossa parzialmente strutturata, di un giovane individuo che aveva come corredo un piccolo blocchetto di ematite sotto il gomito del braccio destro, forse ad indicare il tipo di attività svolta in vita, la lavorazione dei metalli 3 . L’analisi della dinamica della sepoltura intrecciata con le fonti storiche a nostra disposizione (Carrera 2015; Car- rera et al. c.s.) sembrerebbero datare l’inumazione all’anno 1167. Di qualche anno successiva è il livellamento dell’area paludosa e la realizzazione di un caseggiato (edifcio H in fg. 1b) ove era stata adibita una piccola ofcina per la lavorazione del vetro (T oscani, in questa sede). Solo agli inizi del XIII secolo l’intera area viene densamente edifcata con la realizzazione di case torri ad muros communis lungo via Sant’Antonio e via G. Mazzini e una serie di palazzi signorili lungo via A. Mario. Nei primi decenni del XIII secolo lungo via Sant’Antonio, contestualmente alla costruzione della casa torre D, è stata impiantata una bottega di un coltellinaio che rimarrà attiva sino alla sua distruzione in seguito all’alluvione del 1333; lungo via A. Mario, nello stesso periodo, sono presenti at- tività di lavorazione di ferro, leghe di rame e vetro nell’area 1 Gli scavi sono stati condotti dalla ditta Giano s.n.c. sotto la direzione scientifca della Soprintendenza Archeologica della Toscana (dott. S. Ducci e dott. A. Camilli) (Ducci et al. 2010; Carrera, Pasini, Bonaiuto 2013). 2 Oltre a queste lavorazioni, sono stati trovati indicatori di produzione e semilavorati concernenti l’attività di conciatori, lavoratori di osso e ceramisti. 3 Sepolture di fabbri con corredo riferibile all’attività svolta in vita sono note durante il periodo altomedievale soprattutto in Europa centro-settentrionale (Cima 1991, pp. 179-190) mentre sono più rari in epoca basso medievale di cui l’unico esempio sono le sepolture di fabbri fonditori presso Melle, nella Francia occidentale (Thomas 2006, pp. 45-59). retrostante i palazzi A e B (fg. 1c): solo dalla metà del XIII secolo le lavorazioni del vetro e dei metalli vengono divise e organizzate all’interno dei piani terreni dei due edifci e nelle corti retrostanti gli stessi. L’intensa attività di queste due botteghe continuerà senza sosta sino agli scorci del XV secolo quando verranno distrutte a seguito della conquista forentina del 1406. 2. Via Sant’Antonio, la bottega del coltellarius Come accennato, tra la fne del XII e gli inizi del XIII secolo, viene edifcata lungo il nuovo asse della Carraia di Ponte Nuovo una serie di case torri in opera laterizia di cui si conservano, all’interno delle attuali murature, diversi spezzoni murari che ne hanno permesso una ricostruzione volumetrica completa (fg. 3a). Uno di questi edifci è pertinente a un sistema casa-bottega riferibile ad un coltel- larius, forse uno dei quattro citati nel giuramento del 1228 (Salvatori 1994, pp. 186-187). Le uniche informazioni archeologiche riguardo i piani superiori, oltre all’aspetto volumetrico, riguardano un’interessante sistema di aspira- zione dei fumi che dalla cappa della forgia al piano terreno collega i camini dei piani superiori: questo sistema è stato realizzato al momento dell’elevazione della muratura ed è quindi databile alla fne del XII secolo (fg. 3b). Il piano terreno ha conservato, grazie all’obliterazione del fango trasportato dall’alluvione del 1333, le tracce delle strutture pertinenti alle lavorazioni artigianali nonché numerosi indicatori produttivi, semilavorati e prodotti fniti. Grazie ad una situazione stratigrafca poco com- promessa dalle attività post-medievali, è stato possibile ricostruire non solo le diverse sequenze delle attività ma anche l’articolazione delle strutture necessarie alla produ- zione all’interno del vano (Carrera 2015, pp. 259-270). Sono state individuate tre fasi di attività, di cui due sono ben documentabili a livello organizzativo: una prima fase attribuita al primo quarto del XIII secolo e una seconda fase riferibile alla metà del XIII secolo. La prima fase coincide con l’assetto della bottega al momento del suo impianto, realizzato in concomitanza con il primo utilizzo dell’abitazione; questa si confgura come una casa-bottega il cui piano terra prevede un labo- ratorio artigianale e il relativo magazzino, mentre i piani superiori sono destinati, molto probabilmente, alla parte residenziale. La superfcie del laboratorio artigianale, di 44,88 m², è divisa in due aree di lavoro ben distinte: un’area di forgia realizzata in elevato e probabilmente munita di un solo mantice, lungo il muro meridionale; un’area destinata alla rifnitura dei prodotti, caratterizzata da una grande mola,