La Domus del Portico di Tufo a Ostia (IV, VI, 1): un aggiornamento sull'analisi dei pavimenti Marco Cavalieri Martina Marano Julian Richard Paolo Tomassini École française de Rome/UCLouvain Université de Namur - PaTHs - AcanthuM Université catholique de Louvain - INCAL-CEMA Université catholique de Louvain - INCAL-CEMA marco.cavalieri@uclouvain.be martina.marano@uclouvain.be julian.richard@unamur.be paolo.tomassini@efrome.it Nel 2019 e nel 2021 le Università belghe di Lovanio (UCLouvain) e di Namur hanno effettuato due campagne di studio e documentazione della c.d. Domus del Portico di Tufo a Ostia (IV, VI, 1 - Fig. 1). I resti della domus in questione giacciono al di sotto di un vasto edificio commerciale, noto come Caseggiato a Botteghe (Fig. 2): interrati subito dopo la scoperta, questi sono stati individuati e in parte scavati da Italo Gismondi tra il 1947 e il 1953. Purtroppo, la documentazione relativa a tali indagini è scarsa, composta da alcune fotografie in bianco e nero e da una planimetria schematica; l'obiettivo delle due campagne UCLouvain-UNamur era quello di riaprire i sondaggi Gismondi e procedere allo studio e alla documentazione delle strutture della domus valutandone al contempo lo stato di conservazione e, in caso di bisogno, procedere a interventi di manutenzione. Della domus sono stati finora individuati il vestibolo (Fig. 2, n. 1), le fauces (Fig. 2, n. 2), alcuni settori dell'atrio (Fig. 2, n. 3) e del tablino (Fig. 2, n. 4); a E del tablino sono emersi i resti di alcuni ambienti tra i quali si segnala il cubicolo 8, oggetto del presente lavoro (Fig. 2, n. 8). A pianta leggermente trapezoidale, il cubicolo 8 si presenta tagliato dalle fondazioni del Caseggiato a Botteghe ed è stato individuato solo nella sua metà E. Dei muri di delimitazione del vano si conservano esclusivamente quello N (in opera reticolata con cubilia di tufo) e quello S (in opera testacea di tegole fratte, interrotto da un ingresso). Il pavimento della stanza, staccato nella seconda metà del Novecento e ricollocato in situ su un letto di cemento moderno, è un tessellato policromo di considerevole qualità, già pubblicato da Becatti e noto da un'unica fotografia in bianco e nero e presentato per la prima volta in questa sede con i suoi colori originari (G. Becatti, Mosaici e pavimenti marmorei, Scavi di Ostia IV, Roma 1961, n. 389, pp. 204-205, tav. IX). La decorazione è articolata in tre unità che permettono di identificare agevolmente l'alcova, lo scendiletto e l'anticamera (Fig. 3). Le tre unità sono bordate sul lato E da una fascia in tessere nere (largh. 22 cm) e sul lato S da una linea semplice nera. L'alcova, di forma rettangolare, presenta un tessellato bianco a ordito di filari paralleli, bordato sui lati E e S da una linea tripla di tessere bianche. Lo scendiletto è largo ca. 30 cm ed è bordato sui lati N e S da una linea tripla nera oltre la quale si origina una sequenza di rettangoli policromi inscritti l'uno nell'altro (Fig. 4). Il rettangolo più esterno è ornato da un motivo di denti di sega dentati bianchi su fondo nero; seguono un rettangolo verde costituito da una linea doppia, un rettangolo bianco composto da una linea doppia, un rettangolo rosa chiaro ottenuto con una linea semplice e un rettangolo rosa scuro caratterizzato sui vari lati da 4 o 5 file di tessere. Il centro dello scendiletto è segnato da una linea semplice punteggiata in tessere bianche e nere. L'anticamera presenta un campo centrale geometrico con motivo c.d. “a cancellum” o a transenna, bordato dall'esterno verso l'interno da una linea tripla bianca, una fascia bianca a ordito di filari paralleli (largh. 20 cm), una linea tripla bianca, una fascia nera di 6 file di tessere e una linea doppia bicroma con tessere disposte a scacchiera. Il campo centrale è ornato da un doppio reticolato dritto e obliquo di linee doppie bianche e di linee triple dentate bianche e nere (formante triangoli - Fig. 5; Décor I, pl. 126b). I triangoli presentano colori alternati associati in genere nel modo seguente: rosa/giallo e nero/verde (alcuni triangoli verdi sono realizzati con tessere di due diverse tonalità - Fig. 6). Non mancano alcune irregolarità, come si evince nell'errata associazione di due triangoli rosa o nella disposizione invertita dei triangoli neri e verdi. Le tessere utilizzate nelle tre unità decorative misurano ca. 0,7-1,2 cm di lato e sono realizzate in materiale litico (selce e calcare per quelle bianche e nere; per quanto riguarda le tessere policrome, sono stati prelevati diversi campioni da sottoporre ad analisi archeometriche allo scopo di precisare la natura delle pietre utilizzate). Su tutto il tappeto geometrico dell'anticamera sono visibili tracce di un restauro realizzato in epoca antica con tessere bianche e nere di maggiori dimensioni rispetto a quelle policrome (in media ca. 1,5 cm di lato): tale restauro rispetta, non senza irregolarità, il disegno del tessellato originario (Fig. 7). I confronti individuati per gli ornati dello scendiletto e dell'anticamera rimandano a un orizzonte cronologico compreso tra la tarda epoca repubblicana e l'epoca augustea. In particolare, il motivo c.d. “a cancellum” è attestato a partire dalla fine del II sec. a.C. per lo più in redazione bicroma e si ritrova ancora agli inizi del I sec. d.C. Tra i rari esempi in redazione policroma si ricordano lo pseudo-emblema del cubicolo k della Casa di Cerere a Pompei (I, 9 13 - I sec. a.C.) e l'anticamera del cubicolo 24 della Villa di Settefinestre (seconda metà del I sec. a.C.). Nel caso del tessellato ostiense l'associazione con strutture murarie in opera testacea di tegole fratte suggerisce una cronologia “recente” del rivestimento, inquadrabile non prima della fine del I sec. a.C.-inizio del I sec. d.C. Purtroppo, in assenza di scavi sotto al pavimento, la cronologia del manufatto non può essere maggiormente precisata. I dati finora acquisiti suggeriscono una pluralità di fasi di vita della domus, che possiamo delineare in via preliminare: costruita nella tarda epoca repubblicana (I sec. a.C.), quest'ultima ha subito numerosi rifacimenti tra il I sec. a.C. e il I sec. d.C. e una monumentalizzazione dell'asse vestibolo-fauces-atrio-tablino intorno alla metà del I sec. d.C. (M. Cavalieri et al., Tessellati, cementizi e sectilia: alla “riscoperta” della Domus del Portico di Tufo a Ostia (IV, VI, 1), in AISCOM XXVI, Roma 2021, pp. 153-159). La definitiva obliterazione dell'abitazione si data agli inizi del II sec. d.C., in occasione della costruzione del Caseggiato a Botteghe. Il pavimento in tessellato del cubiculum 8 Fig. 1: Ostia, planimetria generale con localizzazione della parcella IV, VI, 1. Fig. 2: Ostia, parcella IV, VI, 1. Caseggiato a Botteghe (in blu) e sottostanti strutture della Domus del Portico di Tufo (in rosso). Fig. 3: Ostia, Domus del Portico di Tufo, pavimento in tessellato policromo del cubicolo 8; ortofotopiano e restauro virtuale della decorazione. Fig. 4: Ostia, Domus del Portico di Tufo, pavimento in tessellato policromo del cubicolo 8. Dettaglio dell'unità decorativa dello scendiletto. Fig. 5: Ostia, Domus del Portico di Tufo, pavimento in tessellato policromo del cubicolo 8. Dettaglio dell’unità decorativa dell'anticamera. Fig. 6: Ostia, Domus del Portico di Tufo, pavimento in tessellato policromo del cubicolo 8. Fig. 7: Ostia, Domus del Portico di Tufo, pavimento in tessellato policromo del cubicolo 8. Dettaglio del restauro antico in tessere bianche e nere. 3 6 5 7 8 9 4 2 1