1 La genealogia come metodo di ricerca in etica Roberto Mordacci, Università Vita-Salute San Raffaele, Milano L’idea di genealogia ha acquisito nella filosofia del Novecento un certo spazio, almeno come spunto metodologico che nel tempo ha assunto varie forme. Questa idea è qualcosa di più di una metafora o di uno schema, anche se non è ancora praticata come un metodo rigoroso, consolidato e condiviso. Si tratta però di un metodo prezioso, perché, fra l’altro, consentirebbe di superare la dicotomia fra approcci storici e approcci teorici che ha alimentato la mal posta dicotomia fra continentali e analitici. In questo contributo si proverà, dunque, a richiamare per sommi capi alcune accezioni dell’idea di genealogia che hanno avuto una certa rilevanza per la ricerca in filosofia morale, valutandone van- taggi e limiti. Nella conclusione, si proporranno alcuni requisiti essenziali che un buon metodo ge- nealogico per l’etica dovrebbe soddisfare. 1. La scienza genealogica di Nietzsche Si possono distinguere almeno tre accezioni di genealogia nel dibattito filosofico contemporaneo. La prima è naturalmente quella ideata da Nietzsche. Come è noto, il nucleo rovente del suo pensiero, anche di quello «teoretico», è la critica della morale. Per svolgere questa critica, Nietzsche fa appunto uso di una genealogia, ovvero di un metodo di indagine che unisce la ricerca storico-filologica a quella analitico-concettuale, l’individuazione delle fonti e la critica delle tradizioni in base alle loro contraddizioni interne. Più precisamente, la genea- logia è per Nietzsche la ricerca delle radici fisiche, biologiche, psicologiche e spirituali delle forme di vita, ovvero delle configurazioni delle forze che costituiscono il mondo. È un metodo analitico, nel senso che rintraccia gli elementi primi dei fenomeni – inclusi quelli culturali – come accade per esem- pio nella chimica. Tuttavia, questi elementi primi non sono pensati come essenze statiche, né come mere qualità materiali bensì come moventi e movimenti originari a un tempo empirici e culturali. Si tratta, secondo Nietzsche, di ricostruire non solo i contenuti primari di cui è intessuta una certa cultura, bensì anche la storia dell’intrecciarsi di quegli elementi, come forze la cui convergenza genera un certo modo di vivere e volere. Questa concezione della scienza è visibile già in Umano, troppo umano e diviene sempre più esplicita nelle opere successive, fino alla Genealogia della morale. La genealogia è anche il mezzo con cui Nietzsche si distacca da Schopenhauer e dal suo modo di affrontare la questione del male. Schopenhauer è ancora largamente idealistico in questo, poiché egli proietta il male sullo sfondo della natura del mondo: così, il problema è posto in chiave ontologica, come se fosse in questione l’essenza del mondo e del male stesso. Ma questo secondo Nietzsche falsa inevitabilmente la risposta: il male non è un problema ontologico e non è su questo piano che ne va posta la questione. Piuttosto, per Nietzsche la domanda sul male deve prendere le mosse dal giudizio, cioè dall’attività con cui il soggetto pone la differenza fra bene e male e, al tempo stesso, si inganna sul come ricercarne l’origine. Al sorgere del metodo genealogico contribuiscono diversi filoni: la filologia (etimologie e ricerca dei significati «genetici»), la scienza naturale (fisica e chimica – riconduzione alle forze e agli ele- menti più semplici), la biologia (la nozione di evoluzione e l’origine dei sentimenti morali) e soprat- tutto la fisiologia (il concetto di «degenerazione» – che Nietzsche deriva dai fisiologi francesi). Anche la «filosofia storica» contribuisce a quest’idea, perché essa parte dall’idea di storicità della vita. Nie- tzsche non rinnega questa radice storicistica. Tuttavia, a differenza degli storicisti, egli interpreta la storia come temporalità e non come destinazione. Il destino non appartiene al tempo, bensì al volere e quest’ultimo è per Nietzsche il modo essenziale dell’essere. Così, in Al di là del bene e del male, Nietzsche scrive «la vita è precisamente volontà di potenza» (Nietzsche, 1886, trad. it. p. 177).