BOLLETTINO DELLA SOCIETÀ GEOGRAFICA ITALIANA ROMA - Serie XIII, vol. X (2017), pp. 433-442 DIBATTITO SCIENTIFICO ANTONIO CIASCHI LE ALPI INCONTRANO GLI APPENNINI DISCORSI DI MONTAGNA CON PAUL GUICHONNET 1. L’intervista: assolutamente appassionante... – Paul Guichonnet è un profondo co- noscitore del mondo alpino e un punto di riferimento degli studi sulla montagna, la cui esperienza ha fornito le coordinate per orientare questo dialogo dedicato alla ricostruzione storica e geografca delle due civiltà: alpina e appenninica. Un dialo- go sul tema «Le Alpi incontrano gli Appennini», reso possibile dalla disponibilità del geografo-storico Guichonnet, in grado di scavare nella formazione di un pensiero e delle relative politiche sulla montagna. Una politica territoriale che nel tempo non ha sempre dimostrato di sapere che parlare di Alpi e di Appennini signifca confrontarsi con un ostacolo, una barriera che rende la penisola italiana un frammento nel Mar Mediterraneo, ma anche disporre di una naturale liaison e connessione di due versanti, Adriatico e Tirrenico. Una infrastruttura naturale che unisce gli estremi dello Stivale lungo la dorsale fno alle Terre Alte. Una lunga conversazione epistolare, dunque, che come «tutte le interviste arricchi- sce, ma per sua natura è imperfetta» (Colombo, 1985, p. 85), non riuscendo a esamina- re tutti i numerosi e molteplici aspetti della cultura della montagna. Vi è infatti la ne- cessità di selezionare alcuni dei concetti fondamentali del rapporto Alpi e Appennini, cercando di cogliere e di restituire le differenze e le somiglianze di queste due civiltà. Le risposte di Guichonnet fanno risaltare lo stretto legame con la montagna e non solo la conoscenza dettata dallo studio e dal lavoro sul campo. In una delle prime domande che hanno riguardato le Alpi, lo studioso risponde che il rapporto con la montagna alpina per lui si è costituito in diverse fasi successive: innanzitutto è la presenza fsica della montagna nel paesaggio del mondo dove ho scelto di vivere: la Savoia. Dal principio sono stato colpito dalle parole del nostro grande pensatore Joseph de Maistre (l’avevo scritto nel 1954 in epigrafe al mio primo libro sulla Savoia: «Dans la montagne la patrie a une phisionomie. Dans la plaine, elle n’en pas: c’est une femme sans visage»). Se penso a quando il Monte Bianco ha infuenzato la mia vita, devo fare due distinzioni tra la vita privata e il mio percorso di studioso. Una presenza costante nella mia vita. Da bambino: perché il paese è la mia Regione d’origine, nato a Megève in una famiglia pa- terna di Val de Chamonix. Un maestro del lato di mia nonna paterna era venuto, intorno al