Sabino Fortunato I “FALLIMENTI” NEL SISTEMA DEI CONTROLLI SUI MERCATI FINANZIARI (a margine del d.d.l. sulla tutela del risparmio) * 1. La recente indagine conoscitiva “sui rapporti tra il sistema delle imprese, i mercati finanziari e la tutela del risparmio”, svolta dal Parlamento fra il 15 gennaio e il 24 marzo 2004 a seguito degli scandali finanziari manifestatisi nel nostro Paese con i noti casi Cirio e Parmalat ed in un quadro di instabilità mondiale (purtroppo non solo finanziaria) che ha avuto già prima i suoi epicentri negli Stati Uniti ma anche in altri Paesi europei (Francia, Olanda e Germania, ma anche Gran Bretagna ove in particolare si situa la maggior parte delle insolvenze relative ad obbligazioni societarie verificatesi in Europa dal 1990 al 2002), si pone a cavallo di un processo di riforma delle nostre istituzioni economiche, pubbliche e private, che cerca quasi a tentoni e con sperimentazioni ondivaghe di offrire una risposta adeguata alla trasformazione dell’economia occidentale degli ultimi decenni. Si è appena completata, nei suoi nuclei più significativi e rilevanti, la riforma delle società di capitali, dopo in verità l’adozione di due testi unici settoriali – ma costituenti veri e propri architravi dell’intero sistema di finanziamento delle imprese – come il tulb del 1993 e il tuf del 1998 per banche mercati e servizi finanziari e imprese di investimento; si discute ormai da oltre due anni di “imminente” riforma fallimentare con progetti di legge delega e più corposi disegni di legge attuativi della disciplina delle crisi d’impresa, elaborati da commissioni ministeriali; ma nel contempo già si avverte l’esigenza di ripensamenti, di rimodulazione degli interventi e quasi di un mutamento di filosofia, che trova ora il suo punto di emersione nel “testo unificato” sulle “disposizioni per la tutela del risparmio e la disciplina dei mercati finanziari” che le Commissioni riunite di Finanze e Attività produttive del Parlamento hanno cominciato a discutere in sede referente il 6 aprile e che si vorrebbe approvare in sede legislativa prima della pausa estiva. Il tutto in una auspicabile collaborazione “bipartisan” o perseguita con “metodo repubblicano” – come si usa dire – delle forze politiche, a garanzia di interessi generali e diffusi, come già, e con più tempestività accaduto negli Stati Uniti con il motto Sarbanes-Oxly Act del 2002. Il documento conclusivo dell’indagine parlamentare (approvato il 24 marzo 2004) 1 ha focalizzato gli esiti delle molteplici audizioni svolte intorno a tre gruppi fondamentali di questioni : a) l’efficienza e la sicurezza dell’attuale sistema di finanziamento delle Imprese e il ruolo in esso svolto dalle banche, soprattutto nella emissione e collocazione di prodotti e strumenti finanziari innovativi ed in particolare di obbligazioni societarie, dei rapporti fra banche e imprese, e dei possibili conflitti di interesse che vi si possono accompagnare. In questo ambito si è altresì segnalato sul versante delle imprese il fenomeno delle cd. “scatole cinesi” e della fuga verso “paradisi fiscali e legali” e sul versante degli intermediari il ruolo del sistema assicurativo e dei fondi pensione; b) l’adeguatezza, in funzione di trasparenza della gestione finanziaria e di tutela degli investitori e risparmiatori coinvolti, dei vigenti sistemi di controlli interni ed esterni nell’ambito delle regole di “corporate governance” applicabili alle società di capitali e in particolare alle società che fanno ricorso al mercato dei capitali; c) l’idoneità dell’attuale assetto organizzativo, sia in termini di competenze che di poteri, delle pubbliche Autorità di vigilanza sul mercato finanziario, sulle banche e sul risparmio. * Relazione tenuta al Seminario svoltosi in Roma il 27 aprile 2004 presso la Cisl su “Politiche di governance e politiche industriali dopo il caso Parmalat”. 1 Vedine il testo in Senato della Repubblica, XIV Legislatura, Atti parlamentari, Doc. XVII, n. 17. 1