A E. Gentile, ermeneuta del fascismo. I. Ho voluto con insistenza presentare il libro L’inganno Padano 1 di Fabio Bonasera e Davide Romano, perché ritengo sempre più opportuno riflettere con attenzione sulla storia della formazione e sull’ideologia (o mancanza d’ideologia) dei partiti politici italiani. Questo libro, scritto con precisione, è fin troppo chiaro e il lettore, lo troverà certamente accessibile. Non commenterò direttamente il libro anche perché la presenza degli autori, dei relatori e degli illustri ospiti di oggi, permetterà un’attenta disamina dell’opera. Mi permetto di ringraziare oltre ai relatori e il pubblico intervenuto, Filippo Giunta che con Piero Macaluso e Valentina Sauro dirige questa libreria, diventata nel tempo, un punto di riferimento culturale importantissimo nella nostra regione. Cercherò di dare un contributo specifico rispetto agli ambiti di studio che mi sono più vicini e cercherò di dire ciò che propriamente ritengo urgente comunicare in questa circostanza. II. Quando cominciai a osservare con occhio attento, le manifestazioni pubbliche della Lega Nord, rimasi sconcertato. Non riuscivo a credere che si potessero ripetere in forma così carnevalesca 2 miti, riti, forme organizzative e atteggiamenti che la storia aveva chiaramente identificato come irrimediabilmente nazi-fascisti. Negli anni ottanta, quando la Lega fu fondata, certe manifestazioni e certe espressioni, erano assolutamente già individuabili e facilmente collocabili in quella matrice. Tuttavia, mi sbagliavo. Questa chiarezza non era comune e perlopiù si fece accenno a questo movimento e alle sue manifestazioni di parossismo invocando il folklore. Ovviamente, né la parola folklore 3 è assolutamente adatta a descrivere la Lega, né tantomeno la sua azione politica sin dai suoi esordi sarebbe dovuta essere tanto sottovalutata da lasciarle lo spazio d’azione per creare un’anomalia unica nel panorama europeo, che dura incontrastata dal 1984. Quest’anomalia assoluta, con i suoi ventotto anni, ha formato il partito politico più vecchio e meglio radicato dell’Italia post-democristiana e post-comunista. 1 Queste considerazioni sono state scritte in occasione della presentazione del volume di F. Bonasera-D. Romano, L’inganno Padano. La vera storia della Lega Nord, La Zisa, Palermo 2010, tenutasi a Termini Imerese giorno 15 dicembre 2011. 2 Intendo carnevalesco nel senso di mondo rovesciato così come è stato descritto da M. Batchin ovvero, come l'atmosfera in cui si considerano più importanti gli aspetti secondari della vita, in opposizione a capacità di livello superiore (pensiero, parola, anima) che erano solitamente presi in più alta considerazione nel tempo ordinario. Si veda a proposito: M.M. Bakhtin, L' opera di Rabelais e la cultura popolare: riso, carnevale e festa nella tradizione medievale e rinascimentale, Einaudi, Torino 1979. Per approfondimenti: B. Branham, (ed.), Bakhtin and the Classics, Northwestern University Press, Evanston 2001; G. Pechey, Mikhail Bakhtin: the world in the world, Routledge, London 2007; C. Emerson, The first hundred years of Mikhail Bakhtin, Princeton University Press, Princeton 1997; A. Ponzio, Michail Bachtin: alle origini della semiotica sovietica, Dedalo, Bari 1980. 3 È più corretto, rispetto all’utilizzo della parola folklore intesa come saggezza popolare o cultura di un etnia, parlare di caricatura o utilizzo strumentale dei tratti culturali con finalità politiche e di propaganda. Fra l’altro, come ha fatto notare R. Guénon, spesso anche ciò che comunemente è considerato derivato dalla saggezza popolare in origine, non è affatto popolare.