StrumentiRes | Anno IV | n° 1 | Febbraio 2012 www.strumentires.com Cultura e Internet: il patrimonio culturale siciliano e la sua visibilità sul web Elisa Bonacini CULTURA E SOCIETÀ Si presentano i risultati di un’indagine sulla visibilità online del patrimonio culturale siciliano, soffermandosi sulle principali criticità e illustrando le potenzialità non adeguatamente sfruttate della comunicazione culturale sul web Il web e la cultura Nel vastissimo panorama di digital tools a disposizione della comunicazione, valorizzazione e fruizione culturale, il Web costituisce una risorsa imprescindibile per qualsiasi istituzione intenzionata a raggiungere una propria audience e a offrire un prodotto culturale in grado di soddisfare una domanda che oggi si aspetta qualità e modernità. È di fondamentale importanza, anche a seguito della attuale crisi, che le istituzioni culturali assumano definitivamente il ruolo di imprese culturali e lo facciano soprattutto quando è forte il loro legame col territorio. Esse devono ragionare in termini di marketing culturale, quindi, anche di web marketing culturale, nonostante i problematici ritardi – infrastrutturali e non – che caratterizzano il panorama italiano: scarsa diffusione e qualità della banda larga 1 ; politiche carenti di alfabetizzazione informatica; varie forme in cui si declina il nostro digital divide; ostilità all’innovazione e ad una visione economico-imprenditoriale della cultura. Nell’introduzione al volume Galassia Web. La cultura nella rete, A. Maccanico utilizzava parole nette al riguardo: “Non ci sono scorciatoie: senza un intervento dello Stato non è possibile riequilibrare una situazione di grave ritardo nel Sud né [...] garantire stabilità ad un settore di importanza strategica. Penso a regioni come la Sicilia [...]. Per queste regioni i beni culturali, di cui sono ricchissime, possono essere determinanti: la loro promozione è fondamentale per la crescita del turismo e quindi per lo sviluppo. La diffusione della rete è indispensabile e urgente. Lo è al pari e forse più di altre infrastrutture. Mettere ‘in rete’ le risorse culturali permette di dare visibilità all’Italia e ai suoi territori, proporsi in modo qualificato sul mercato globale” 2 . Per le attività culturali e per il turismo il web è una piattaforma in piena espansione, come dimostra il 1 Nella classifica mondiale redatta dalla Miniwatts Marketing Group ad ottobre 2010, sui 58 paesi primi per penetrazione di Internet, l’Italia con il 51,7% è in 56ma posizione (www.internetworldstats.com/top25.htm), rivelando una penetrazione inferiore alla maggior parte dei paesi industrializzati o considerati ancora in via di sviluppo (India, Russia, Brasile, etc.); tale situazione è evidenziata da numerose classifiche ufficiali internazionali, come quella del portale europeo Compendium per il 2008-2010 (www.culturalpolicies.net/web/statistics- participation.php?aid=111&cid=74&lid=en), e nazionali, fra cui l’indagine Multiscopo dell’Istituto di Statistica Nazionale (ISTAT 2009, p. 5, figg. 2-3). Il Compendium lamentava: “The extension of broadband should presently become a key priority on the government's agenda, which calls for substantial investment in the next few years to cope with overcoming Italy's digital divide. In fact, at the end of 2010, only 49% of the Italian territory has access to broadband, against a European average of 61%, whereas only 59% of Italian families have access to Internet, against 70% of European families (Eurostat data)” (COMPENDIUM 2011, p. 34). L’indagine commissionata dal presidente Sarkozy al McKinsey Global Institute in occasione del primo e-G8 di Parigi (24-25 maggio 2011), sulla vitalità di Internet e del suo ruolo come strumento di crescita economico-culturale (www.eg8forum.com/en; MCKINSEY 2011), ha comprovato la posizione da ultima in classifica dell’Italia rispetto ai paesi del G8 (Stati Uniti, Giappone, Germania, Regno Unito, Francia, Canada e Russia) e a Cina, Brasile, Corea del Sud, India e Svezia, rivelandosi una vera e propria ‘anomalia’ nel panorama globale dello sviluppo digitale. Analizzando il peso del Web quale contributo al P.I.L. globale dei paesi analizzati, l’Italia rivela una produttività economica bassa e inferiore alla media, pesando solo per l’1.6% (MCKINSEY 2011, p. 15, exibit 4). Nonostante siano universalmente riconosciuti il valore economico e occupazionale della banda larga e della diffusione di Internet, sembra esserci stata finora una volontà precisa di ritardare uno sviluppo che potrebbe, invece, dare respiro all’economia nazionale (l’1. 6% sul P.I.L. contribuisce al 18% della sua crescita: http://archidata.typepad.com/chez_asa/2011/03/agenda-digitale.html) e all’impiego, lasciandoci indietro rispetto al resto del mondo. 2 MACCANICO 2008, p. XI.