72 Il reimpiego dei blocchetti da opera reticolata nell’edilizia tardoantica ostiense Pietro Cavina, Massimiliano David, Alessandro Melega Ostia costituisce una fondamentale testimonianza per la conoscenza delle tecniche edilizie romane e della loro evoluzione in un ampio arco cronologico. Nell’ambito dell’edilizia tardoantica ostiense la grande diffusione dell’opera listata, soprattutto a partire dal III secolo d.C., permette di approfondire la tematica riguardante il riutilizzo del tufo, in particolare dei blocchetti, in origine caratteristici dell’opera reticolata. Esemplificativi in questo senso sono il Santuario della Bona Dea (IV, viii, 3), la Domus di Amore e Psiche (I, xiv, 5) e alcuni edifici gravitanti attorno al Campus della Magna Mater (IV, i, 3), oltre ad importanti attestazioni dall’area dell’antica Portus. A questi si aggiungono ora alcune testimonianze provenienti dal Mitreo dei marmi colorati (IV, ix, 5), recentemente messo in luce dal Progetto Ostia Marina dell’Università di Bologna. L’esame delle nuove scoperte e il riesame dei casi noti offre la possibilità di leggere con più attenzione questa particolare tecnica. Keywords: Ostia, Progetto Ostia Marina, Tarda Antichità, opera listata, cubilia, blocchetti da reticolatum Premessa Le origini dell’uso di piccole piramidi tronche di tufo litoide 1 nell’edilizia romana vanno fatte risalire alla diffusione dell’opera quasi reticolata, tra la fine del II e i primi decenni del I secolo a.C. Con tale tecnica, derivante dalla volontà di regolarizzare la superficie, il paramento appare costituito da piccoli caementa in tufo di forma trapezoidale, e solo in parte quadrangolare, disposti in maniera irregolare 2 . Il perfezionamento dei processi produttivi portò presto, tra la fine del I secolo a.C. e gli inizi del secolo successivo, alla realizzazione di blocchetti più regolari, i quali permisero una migliore tessitura del reticolato, disposti a filari inclinati di 45° sul piano 3 . La grande diffusione del laterizio in epoca imperiale vedrà il loro utilizzo anche nella cosiddetta opera mista, in uso a partire dalla seconda metà del I secolo d.C., fino a raggiungere la perfezione tecnica sotto il principato di Adriano 4 . A partire dalla metà del II secolo d.C. iniziarono ad essere erette cortine murarie in opera listata, impiegata con sempre maggiore frequenza nel corso del III e del IV secolo d.C., fino a divenire una delle tecniche edilizie più in uso in età tardoantica e altomedievale 5 . Tale opera prevedeva l’alternanza di assise di blocchi tufacei stretti e lunghi disposti orizzontalmente e di uno o più filari di laterizi 6 . Progressivamente il materiale da costruzione derivò sempre più dalla spoliazione di edifici antichi. Tale pratica portò spesso alla realizzazione di paramenti irregolari e ad un impiego maggiore di malta di allettamento 7 . Proprio l’ampio range cronologico di diffusione dell’opera listata e l’uso massiccio di materiale di riutilizzo impongono forte cautela nella datazione delle strutture 8 . Un particolare caso di reimpiego nell’opera listata riguarda i blocchetti dell’opera reticolata, non più disposti inclinati, bensì disposti orizzontalmente in regolari corsi alternati a filari di mattoni 9 . (M.D.) Esempi da Ostia e Portus L’area gravitante attorno alla foce del Tevere ha restituito diversi esempi di opera listata caratterizzata dal riutilizzo di blocchetti di reticolato. Tra questi, ad Ostia, si ricordano il Santuario della Bona Dea fuori Porta Marina (IV, viii, 3), il Santuario di Attis (IV, i, 3), sito nel recinto del Campus della Magna Mater, e la Domus di Amore e Psiche (I, xiv, 5); infine, significativo è il caso della Basilica urbana di Portus, situata a pochi passi dall’antico porto traianeo. Il Santuario della Bona Dea venne scavato sotto la direzione di Guido Calza nel maggio del 1941, nell’ambito dei grandi scavi condotti in previsione dell’Esposizione Universale di Roma (E42) 10 . Gli studi hanno portato a riconoscere quattro differenti fasi edilizie. Nella prima, datata