Bambini e ragazzi “perduti”. Devianza, disabilità e follia tra infanzia e adolescenza (secc. XVI-XX) Giovani incurabili a Milano in età moderna Flores Reggiani p. 95-108 https://doi.org/10.4000/mefrim.10439 résumé | index | plan | texte | bibliographie | notes | illustrations | citation | auteur Résumés ItalianoEnglish Fra il diciassettesimo e il diciottesimo secolo, gli esposti milanesi con disabilità fisiche o intellettive oppure considerati folli erano ricoverati nell’Ospedale di San Vincenzo in Prato, che dipendeva dall’Ospedale Maggiore, l’ente deputato alla cura dei trovatelli della città e del Ducato. I documenti prodotti dai due istituti e dalle autorità civili fanno emergere comportamenti contrastanti. I piccoli incurabili convivevano, finché era possibile, con le famiglie biologiche, mentre talvolta venivano rifiutati dalle famiglie affidatarie contadine ed erano esclusi dagli orfanotrofi. L’Ospedale Maggiore, d’altra parte, applicava in modo molto flessibile le norme di ammissione e dimissione, in particolare nei confronti delle femmine, e tentava di offrire ai maschi disabili, che erano marchiati socialmente con soprannomi allusivi, una formazione artigianale. Plan Giovani stroppiati, orbi, muti, fatui, matti Una questione di genere Genitori perduti, figli trovati Giovani incurabili: in ospedale, in famiglia o per le strade?