71 L ’esplosione della tecnologia digitale negli ultimi trent’anni ha profonda- mente influenzato non soltanto il modo di comunicare l’architettura, ma anche quello di interpretarne il processo progettuale, con ricadute in ambito didattico. Il fenomeno digitale viene ri- tenuto responsabile dell’odierna prevalenza della percezione visiva sulle altre facoltà sensoriali che permettono di far esperienza dell’architettura. La questione è ben sintetizzata nell’espressione ‘ar- chitettura retinica’ (Pallasmaa, 2011). Certamente la diffusione di strumenti informatici ha offerto grandi potenzialità sul piano rappresentativo e grafico semplificando la produzione di immagini, sempre più ‘realistiche’, nelle aule universitarie. Si aggiunge che nelle scuole italiane di architettu- ra, diversamente da quanto avviene in altri paesi (Temkin and Smith, 2002; Nazarian, 2014; Wet- zel, 2012; Doan, 2017), si riscontra la tendenza a trattare l’architettura principalmente come imma- gine dei suoi aspetti formali. Un approccio che insegua questo tipo di visio- ne, benchè sostenuto dalle grandi potenzialità of- ferte dal digitale, appare limitante. L’architettura, infatti, è un’esperienza sensoriale complessa, che va al di là dei meri aspetti visivi, proprio in virtù della sua consistenza fisica; la formazione al pro- getto, conseguentemente, non può prescidere dalla cultura materiale (Raiteri, 2014). Se ammettiamo che l’immaginazione abbia un ruolo fondamentale ABSTRACT Gli esperimenti didattici di cui si tratta hanno lo scopo di dimostrare come materia, tecnica e tecnologia possa- no svolgere il loro ruolo nel progetto di architettura come principali elementi di ispirazione e sviluppo e non costituiscano una temuta limitazione alla libertà creati- va del progettista, favorendo anche l’integrazione della formazione scientifica e tecnica (almeno quel poco acquisito ai primi anni) nell’ideazione progettuale. L’individuare la materia come possibile generatore di idee sembra essere un buon metodo per far acquisire la consapevolezza della responsabilità dell’azione proget- tuale come attività di problem solving e non come atti- vità libera, ‘creativa’ e incontrollata. The educational experiments mentioned below are aimed at demonstrating how matter, technique and technology can play their role in the architectural design as main ele- ments of inspiration and development. These elements do not constitute a feared limitation to the designer’s cre- ative freedom, also favoring the integration of scientific and technical training (at least for what learned in the early years) with design idea. The focus on materials as possible generators of ideas seems to be a good method to acquire the awareness of the responsibility for design action, since this is a problem-solving activity and not a free, ‘creative’ and uncontrolled activity. KEYWORDS educazione architettonica, tecnologia dell’architettura, processo creativo, problem solving, learning by doing. architectural education, architectural technology, cre- ative process, problem solving, learning by doing. nel processo progettuale, è anche necessario do- mandarsi come essa si relazioni alla conoscenza e alla produzione di nuovi significati (Folkmann, 2014). Se l’immaginazione costituisce il motore del processo creativo, non necessariamente questo implica un atto progettuale di libero arbitrio, né un mero esercizio di sviluppo di forme. Piuttosto, è ragionevole pensare che il processo creativo deb- ba tener conto di fatti e informazioni (O’Bryan, 2017) che agiscono da stimolo all’idea di progetto come sintesi di aspetti materiali e immateriali. L’esercizio didattico-progettuale serve appunto a sviluppare questa capacità nei progettisti princi- pianti. La qualità principale che può essere loro ri- chiesta è quella della consapevolezza: in altre pa- role, «in terms of design education, students need to learn to make before they are expected to crea- te» (Wang, 2015). La consistenza materiale del- l’oggetto architettonico, dunque, dev’essere con- cepita come uno stimolo nello sviluppo dell’idea progettuale e non come uno sgradevole vincolo. Gli esercizi didattico-progettuali possono agire in tal senso, aiutando gli studenti a ‘fare i conti’ con la materialità dell’oggetto progettato. Ciò può es- sere meglio compreso quando l’esercizio stimoli specificatamente la progettazione in risposta ai materiali e non la progettazione ‘nonostante i ma- teriali’ (Temkin and Smith, 2002). Il presente contributo intende evidenziare co- me la tecnica non possa essere imposta a posteriori AGATHÓN 03 | 2018 - International Journal of Architecture, Art and Design | 71-76 ISSN: 2464-9309 (print) - ISSN: 2532-683X (online) - DOI: 10.19229/2464-9309/3102018 Fausto Novi*, Andrea Giachetta**, Chiara Piccardo*** LA MATERIA GENERA L’IDEA: ESPERIMENTI NELLA DIDATTICA DI ARCHITETTURA MATTER GENERATES THE IDEA: EXPERIMENTS IN THE ARCHITECTURAL EDUCATION Figg. 1-3 - Left and Center: Construction Games, spaghetti bridges. Right: Construction games, vertical frameworks (photos by the authors, 2017, 2012).