79 Lexicon - n. 30/2020 78 FRANCO MINISSI E IL RESTAURO INNOVATIVO DI SANTA MARIA DEI GRECI AD AGRIGENTO (1970-1973) Paula Revenga Domínguez*, Rosanna Magrì** *Professoressa di Storia dell’Arte, Università di Cordoba (Spagna), **Dottoranda di Ricerca, Università di Cordoba (Spagna) aa1redom@uco.es; rosanna.magri@alice.it Abstract Franco Minissi and the innovative restoration of Santa Maria dei Greci in Agrigento (1970-1973). The project was designed by architect Franco Minissi between 1970 and 1973 regarding the complex of Santa Maria dei Greci, located in Agrigento, Sicily; it is an example of conservative restoration belonging to the Italian cultural environ- ment of the second half of the 20 th century. Starting from the critical restoration, developed by Cesare Brandi, Minissi applies the principles of cultural heritage’s active conservation. In this operation of restoration, there is clear evidence of the application of his theoretical studies, which aim to find a functional work, with accurate didactic connotations; moreo- ver, it is clear the importance given to the authentic matter of the building and to its urban context. The value of this architectural artwork, which incorporates two important feature of Agrigento’s historical center, here finds its full affir- mation, thanks to the structural ideas of Minissi. This report shows the descriptive relationship and the project drawings guarded at Archivio Centrale dello Stato. Keywords Franco Minissi, Santa Maria dei Greci, Agrigento, restoration, innovation Il progetto di sistemazione e valorizzazione del com- plesso monumentale archeologico del tempio di Athena e di Santa Maria dei Greci nel centro storico di Agrigento è stato elaborato dall’architetto Franco Minissi tra il 1971 e il 1973. L’intervento – mai realiz- zato – fa parte della feconda produzione del maestro, attualmente conservata a Roma in un fondo dell’Archivio Centrale dello Stato, composto da oltre 60 faldoni di documenti e da circa 8.000 disegni. La proposta di restauro del complesso, elaborata per conto della Soprintendenza alle antichità di Agrigento, si inserisce nella ricostruzione della storia dei restauri di Santa Maria dei Greci, mostrando un inedito e innovativo approccio al tema della conser- vazione di un bene architettonico posto sul nucleo più antico della città [figg. 1-2]. Situato sulla sommità della collina di Girgenti, il sito è caratterizzato dalla stratificazione dei due edifici sovrapposti, inglobati in un unico insieme che si incunea tra i vicoli del quartiere del duomo. Le strutture superstiti del tem- pio – alcune colonne della peristasi – sono di fatto inserite all’interno della muratura perimetrale della chiesa, dalla quale emergono alloggiate in apposite nicchie. I lavori di restauro, realizzati periodicamen- te a partire dal XV secolo fino agli anni 2000-2004, hanno messo in luce un bene monumentale per trop- po tempo poco valorizzato, divenuto oggi un luogo di incontro e di culto di grande importanza per la città di Agrigento. La chiesa, probabilmente di età bizantina o norman- na, fu edificata sui resti del tempio dorico (tempio E) che studi recenti identificano come quello dedicato ad Atena. L’edificazione del primo tempio cristiano bizantino di Santa Maria dei Greci va collocata, infat- ti, tra il 395 – editto di Teodosio – e il 596, periodo in cui altri templi greci dell’Impero d’Oriente sono stati trasformati in chiese cristiane. Gli studi condotti da Pietro Griffo durante gli scavi eseguiti negli anni Cinquanta, hanno consentito di stabilire con esattez- za le caratteristiche e le dimensioni del tempio, i cui resti rimasero per alcuni decenni sotto la protezione di una pedana lignea. Il tempio dorico – esastilo, periptero, con pronao, naos e opistodomo – aveva una lunghezza totale di m 34,70, una larghezza di m 15,30 ed era circondato da 34 colonne. La costruzione della sovrastante chiesa ha di fatto inglobato le strut- ture superstiti del tempio (del quale rimangono parte delle colonne della peristasi dei lati a sud e a nord e le fondazioni) depredate durante i lavori di costru- zione della chiesa e alterate a causa della collocazio- ne degli ossari e della cripta di epoca settecentesca. L’impianto originario, a tre navate con presbiterio triabsidato e copertura lignea a capanna, ha subìto nel corso dei secoli una serie di modificazioni dovute a lavori di restauro documentati a partire dal 1726. L’intervento più significativo è stato realizzato da Francesco Valenti, il quale dal 1904, in qualità di direttore dell’Ufficio regionale per la Conservazione dei Monumenti della Sicilia, propone – sotto la dici- tura “lavori di riparazione” – una sostanziale modi- fica della chiesa nel suo assetto originario, operando di fatto la cancellazione delle stratificazioni storiche del complesso architettonico, secondo le consuetudi- ni dell’epoca. Del progetto di Minissi rimangono, oltre agli elabo- rati oggetto di questa nostra riflessione, solo pochi cenni nelle cronache dei giornali locali, che ricordano il momento di presentazione dell’idea progettuale da parte dello stesso architetto, alla presenza del soprin- tendente alle antichità Ernesto De Miro, presso la sala delle conferenze del Museo Nazionale di San Nicola, avvenuta nel mese di maggio del 1971. L’ipotesi progettuale proposta nel presente docu- mento ha introdotto una serie di importanti conside- razioni relative al concetto di restauro e di sistema- zione di un manufatto architettonico di pregevole fattura come Santa Maria dei Greci, soprattutto in riferimento all’ambiente urbano circostante, rispetto al quale viene fatta un’attenta analisi sia sociale che urbanistica. La sua metodologia progettuale rappre- senta un unicum nella teoria del restauro, che si ela- bora in Italia nel secondo dopoguerra. Le sue tesi mostrano una profonda conoscenza nel campo del restauro e della conservazione dei beni architettonici e un radicato spirito critico moderno, volto all’elabo- razione di teorie e concetti che ancora oggi rappre- sentano punti di riferimento nell’ambito della tecnica del restauro. Fondamentale nella formazione di Minissi è la figura di Cesare Brandi, con il quale si instaura una collaborazione proficua, grazie alla identità di vedute rispetto al rapporto tra opera d’ar- te e contesto. Brandi definisce l’operazione di restau- ro come «momento metodologico del riconoscimen- to dell’opera d’arte, nella sua consistenza fisica e nella sua duplice polarità estetica e storica, in vista della sua trasmissione al futuro» (Brandi 1977). Egli applica gli stessi principi al restauro dei monumenti architettonici, tenendo presente che «la spazialità Fig. 1. Agrigento. Chiesa di Santa Maria dei Greci, prospetto prin- cipale. Fig. 2. Agrigento. Chiesa di Santa Maria dei Greci, fondazioni del tempio dorico.