Sulla teoria della percezione di Walter Gropius | 1 ID: 0202 SAGGI SULLA TEORIA DELLA PERCEZIONE DI WALTER GROPIUS Michele Sinico PAROLE CHIAVE Bauhaus, Teoria della percezione, Walter Gropius Nel presente articolo è esaminata la teoria della percezione di Walter Gropius prendendo come riferimento un testo del 1947: Is There a Science of Design? Nella prima parte del testo emergono alcune influenze dalla Ganzheitspsychologie e dal New Look on Perception. In particolare si discute una dimostrazione percettiva, citata dallo stesso Gropius, di Earl C. Kelley. Nel suo testo, Gropius assume anche alcune premesse della fenomenologia. Da questo punto di vista, egli pone le basi teoriche per l’intersoggettività percettiva. Inoltre, sono messe in luce alcune sue intuizioni sullo studio scientifico delle qualità espressive e della relazione soggetto-ambiente. Infine, è rilevata l’influenza, sulla teoria della percezione di Gropius, della teoria della Gestalt e della psicologia spiritualistica. L’opera di Walter Gropius è oggetto di interesse di un’ampia letteratura secondaria che indaga i molteplici aspetti del suo carattere intellettuale e scientifico (cfr., ad esempio, Argan, 1951; Probst & Schädlich, 1985; 1986; 1987; Lupfer & Sigel, 2004). Il presente scritto si sofferma sulla sua teoria della percezione, esplicitata soprattutto in un saggio del periodo londinese, del 1947, intitolato Is There a Science of Design? Alcuni risultati di questo esame critico permetteranno, nelle conclusioni, di delineare anche il rapporto tra Gropius e la psicologia sperimentale, il quale rapporto, nella tradizione scientifica e pedagogica della Bauhaus, ha avuto un rilievo non trascurabile. Il saggio di Gropius esordisce con una dichiarazione molto esplicita, in cui l’autore avvisa il lettore che il tema trattato è frutto di una conoscenza sulla sensorialità visiva e sull’intersensorialità sedimentata negli anni: “Per molti anni ho sistematicamente raccolto dati [facts] sul fenomeno della vista umana, sulle sue relazioni con gli altri sensi e sulle nostre esperienze psicologiche con la forma, lo spazio e il colore” (2007, p. 47). Con ciò, Gropius non solo dichiara di avere una conoscenza avvertita