L’Endocrinologo (2014) 15:16–21
DOI 10.1007/s40619-014-0014-0
RASSEGNA
Dieta, infiammazione e malattie metaboliche
Alessandro Pinto · Lucia Toselli · Graziella Gavarini · Gianluca Merola ·
Roberta Ienca · Domenico De Stefano · Anna Maria Giusti · Valeria del Balzo ·
Lorenzo Maria Donini · Andrea Lenzi
Pubblicato online: 12 marzo 2014
© Springer International Publishing AG 2014
Sommario La disponibilità di cibo e l’esposizione ad agen-
ti patogeni hanno condizionato l’evoluzione della specie
umana favorendo l’acquisizione di un’elevata efficienza nel-
l’accumulare energia e lo sviluppo di un efficace apparato
di difesa, rappresentato dal sistema immunitario. Il network
che connette funzioni metaboliche e immunitarie si è struttu-
rato in un contesto diverso da quello odierno, cosicché l’at-
tuale l’overload metabolico induce uno stato infiammatorio
cronico di basso grado.
Parole chiave Obesità · Dieta · Lipidi · Carboidrati ·
Infiammazione · Sindrome metabolica
Introduzione
I caratteri fenotipici dell’uomo, incluse le funzioni inerenti,
digestione, assorbimento, utilizzazione e trasformazioni me-
taboliche, si sono evoluti al fine di ottimizzare l’efficienza
nell’acquisizione del cibo e migliorare la qualità della dieta.
La disponibilità di cibo e l’esposizione ad agenti patogeni,
a loro volta, hanno condizionato l’evoluzione della specie
Proposta da Emmanuela A. Jannini.
Materiale elettronico supplementare La versione elettronica
di questo articolo (DOI:10.1007/s40619-014-0014-0) contiene
materiale supplementare, disponibile per gli utenti autorizzati.
A. Pinto (B ) · L. Toselli · G. Gavarini · G. Merola · R. Ienca ·
D. De Stefano · A.M. Giusti · V. del Balzo · L.M. Donini ·
A. Lenzi
Dip. Medicina Sperimentale, Sez. Fisiopatologia Medica, Scienza
dell’Alimentazione ed Endocrinologia, Unità di Ricerca in
Scienza dell’Alimentazione e Nutrizione Umana, Università di
Roma “Sapienza”, P.le Aldo Moro, 5, 00185 Roma, Italia
e-mail: alessandro.pinto@uniroma1.it
umana favorendo l’acquisizione, da un lato, di un’elevata
efficienza nell’accumulare energia e, quindi, sopravvivere in
condizioni di scarsa o variabile disponibilità di cibo, e dal-
l’altro, di un efficace “equipaggiamento” di difesa, rappre-
sentato dal sistema immunitario. Poiché la risposta immu-
nitaria e infiammatoria richiedono energia, l’organismo ha
sviluppato la capacità di ridistribuire, quando necessario, le
proprie risorse energetiche in favore di tale risposta. Questo
spiega la connessione tra i pathways molecolari che rego-
lano le funzioni metaboliche e immunitarie e sarebbe alla
base del blocco delle vie anaboliche (insulina/IGF) in pre-
senza di uno stato infiammatorio o in condizioni di stress.
Il network che connette funzioni metaboliche e immunita-
rie si è, tuttavia, strutturato in relazione a uno stile di vita
alquanto diverso da quello odierno, cosicché l’attuale over-
load metabolico induce uno stato infiammatorio cronico di
basso grado, per il quale alcuni autori hanno recentemente
proposto il termine di “metaflammation”[1] (Fig. 1).
Nel 2002 una commissione di esperti OMS/FAO ha esa-
minato la relazione tra stile di vita (dieta e attività fisica)
e morbosità, alla luce dei criteri dell’evidence-based me-
dicine, concludendo che il rischio di obesità, diabete di ti-
po 2, malattie cardiovascolari (CVD), alcuni tumori (esofa-
go, colon-retto, mammella, endometrio, reni), osteoporosi e
carie dentale è correlato alle abitudini alimentari e che l’ec-
cesso ponderale costituisce un fattore di rischio indipenden-
te in almeno tre casi su cinque (diabete, CVD e tumori) [2].
Nel febbraio 2004, la rivista Time Magazine ha pubblicato
un articolo intitolato “Health: the fires within”, in cui veni-
va formulata la seguente domanda: “cosa ha a che vedere
un dito del piede schiacciato o una scheggia in un dito con
il rischio di sviluppare la malattia di Alzheimer, un infarto
o un tumore del colon?”. Da allora, la ricerca scientifica ha
dimostrato che il minimo comune denominatore può essere
identificato nell’infiammazione. In condizioni fisiologiche,