PAX IN LUCR. V 1229-1230 Nicoletta Bruno (Ludwig-Maximilians-Universität München) Lucr. v 1226-1232 Summa etiam cum vis violenti per mare venti induperatorem classis super aequora verrit cum validis pariter legionibus atque elephantis, non divum pacem votis adit ac prece quaesit ventorum pavidus paces animasque secundas, 1230 nequiquam, quoniam violento turbine saepe correptus nihilo fertur minus ad vada leti? 1. Introduzione Nei versi immediatamente precedenti (vv. 1198-1203) Lucrezio ha asserito in modo perentorio che la vera pietas non consiste nel pregare e nel rivolgersi a una statua di pietra, nella consueta posizione di sottomissione dell’orante – in ginoc- chio e con il capo velato –, e neppure nell’atto di spargere il sangue di vittime sacrificali sugli altari, ma nel contemplare ogni cosa con mente serena. Gli uomini hanno modo di guardare, tra gli spazi celesti, l’etere ricoperto di stelle splendenti, il movimento del sole e della luna, maestosi spettacoli dei fenomeni e delle leggi della natura: essi sono sopraffatti dalla paura e dall’angoscia che tutto questo possa dipendere dal volere divino (vv. 1204-1210). Da ciò sorge la domanda sulla genesi e la durata della vita sulla terra: c’è un inizio e una fine del mondo oppure la terra sarà eterna per volontà divina (vv. 1211-1217)? Le credenze popolari sono difficili da estirpare e i fenomeni atmosferici più deflagranti, come tuoni e lampi, veniva- no investigati con la convinzione di ritrovare in essi dei significati trascendenti e ritenerli strumenti di punizione divina. Infatti, chi tra gli uomini non è assalito dal frastuono dei fulmini, oppure chi tra i potenti, per paura di perdere il proprio presti- gio e benessere, non teme di essere colpito dall’invidia degli dèi per scontare il fio di qualche azione immorale o comportamento superbo (vv. 1218-1225)? Dunque accade che l’uomo, quando è in preda alla paura di perdere la vita, si trova dinanzi a difficoltà che sembrano insormontabili – proprio come il condottiero in mezzo alla tempesta o le città in procinto di cadere – e crede che solo con la preghiera potrà placare le sue paure: ma invano (nequiquam), perché è ben altra la forza nascosta (v. 1233 vis abdita), che schiaccia l’umanità (vv. 1226-1240). Maia 72 (2/2020) 412-425 MISCELLANEA