ISSN 2038-1662 1 Il PNRR e i poteri dello Stato 1 di Nicola Lupo 1. Sono molte le novità che il Next Generation EU ha rappresentato sul piano delle politiche dell’Unione europea. Il ricorso all’indebitamento comune per finanziare i piani di ripresa e resilienza proposti da tutti i singoli Stati membri (l’8 luglio 2022 anche i Paesi Bassi, da ultimi, hanno presentato il loro) e approvati dalla Commissione e dal Consiglio, subordinatamente al “soddisfacente conseguimento” di milestone e target lì indicati, segna una chiara discontinuità, se non un cambio di paradigma, nei contenuti e nel metodo di politiche europee sino ad allora volte soprattutto ad assicurare il rispetto dei parametri di finanza pubblica stabiliti dal Trattato di Maastricht. Novità in termini di contenuti e di metodo che sono state fin qui giustificate in nome di circostanze eccezionali: ossia, dell’esigenza di fronteggiare le conseguenze della pandemia, che ha colpito tutti gli Stati membri e richiesto investimenti robusti perché le economie si riprendessero. Sempre in nome di accadimenti eccezionali, rappresentati dalla guerra in Ucraina, quelle stesse novità si stanno ora estendendo all’obiettivo di conseguire l’autonomia energetica dell’Unione: è questa la logica che è alla base del pacchetto di proposte presentate dalla Commissione a metà maggio, sotto l’etichetta RE-Power EU, che in sostanza propone di aggiungere un capitolo a ciascun Piano nazionale di ripresa e resilienza, da attuare con il medesimo metodo e dai medesimi soggetti incaricati di seguire tali strumenti, a livello europeo come a livello nazionale. Questi elementi, assieme al rilievo riconosciuto al rispetto degli impegni assunti dagli Stati membri con tali Piani nel Transmission Protection Instrument (TPI), messo in piedi dalla Banca centrale europea nel luglio 2022, al fine cioè di consentire l’acquisto di titoli emessi in un singolo Paese per evitare eccessivi spread e conseguenti difficoltà nella conduzione della politica monetaria, danno la misura del rilievo che si sta attribuendo a questo nuovo metodo di definizione delle politiche nell’Unione europea. Ed è indubbio che la discussione, che è da tempo in corso, nell’Unione e nei suoi Stati membri, sulla riforma del patto di stabilità e crescita, sarà profondamente influenzata dai primi esiti di queste novità nei metodi e nei contenuti dell’azione a livello europeo. Anche sul versante italiano – senz’altro uno dei più delicati, in considerazione sia dell’entità del nostro debito pubblico, sia dell’ammontare delle risorse mobilitate, siam infine, della resistenza alle riforme che ha a lungo caratterizzato il nostro Paese – il 1 Di prossima pubblicazione in Mondoperaio, settembre 2022