MOSAIC: VIAGGIO TRA LE CULTURE Lo straordinario talento creativo di Louisa Calio, tra America, Italia e Africa Di Elisabetta Marino Questa nuova tappa del nostro viaggio ci porta a esplorare un territorio della mente al confine tra America, Italia e Africa, un luogo immaginario in cui si incontrano e dialogano culture molto distanti tra di loro: è proprio qui che, attingendo nutrimento sia a radici individuali che universali, ha origine la singolare quanto straordinaria vena creativa di Louisa Calio. Nata negli Stati Uniti da genitori di origine italiana, ha viaggiato a lungo attraverso il continente africano e attualmente si divide tra New York e Montego Bay (Giamaica), quasi a sottolineare, con un‟esistenza tesa tra luoghi lontani, la sua volontà di sincretismo. Offrire una sintesi delle molteplici attività artistiche da lei coltivate è un compito arduo: Louisa è una performance artist, le cui esibizioni promuovono una fruttuosa contaminazione di canali e strumenti espressivi; è una scrittrice affermata, insignita di importanti riconoscimenti quali il Connecticut Commission of the Arts Award for Individual Writers”, e il premio Talisan and Barbara Jones” per la poesia; ha inoltre ideato e diretto una serie di workshop di scrittura creativa, molti dei quali miravano allo sviluppo personale dei partecipanti, sostenendo la diffusione di valori legati al concetto di empowerment, di autopromozione. Louisa, cosa ti ha spinto a intraprendere la tua poliedrica carriera artistica? Numerosi sono stati gli stimoli che hanno portato l‟artista che era in me a emergere, a cominciare da quel misto tra gioco, performance e rituale cui, da bambina, davo vita nel giardino del nonno, un luogo magico per me, dove ero certa abitassero le fate. Credo comunque che la mia consapevolezza profonda della complessità dell‟esistenza umana e delle sue infinite potenzialità d‟espressione abbia origine nelle mie radici, nel mio vissuto familiare. Attorno al tavolo della nostra cucina di Brooklyn si incontravano regioni diverse d‟Italia, classi sociali destinate a rimanere reciprocamente segregate, aspirazioni discordanti; assieme intrecciavamo storie, narrate in dialetti che mai si sarebbero sfiorati in una geografia reale. Mio padre, proveniente da una „famiglia bene‟ siciliana, si era unito a una napoletana di stirpe contadina, ma che vantava un talento creativo indiscutibile. Mio nonno materno, Rocco Marchesani, modellava il legno e produceva mobili pregiati, pezzi unici, dei quali raramente ci parlava. Non amava indulgere in discorsi compiaciuti sul suo lavoro: era schivo, molto diverso in questo dagli americani. Conosceva bene sia l‟inglese che l‟italiano, aveva a cuore gli oppressi, la classe lavoratrice. Spesso si lamentava di quanto poco guadagnasse con la vendita delle sue opere, che pure vantavano committenti illustri, come i Rockefeller o Marilyn Monroe. Stava proprio