micron . rifessioni ECO-APPARTENENZA: L’ORIZZONTE BIO-ETICO DELLA LEZIONE DARWINIANA “Chi oggi pensa - ha osservato una volta Karl Löwith - può prescindere da Darwin tanto poco quanto da Marx, Freud e Einstein” 1 . Ciò vale anche per il pensiero ecologista. Nel tras- formare la nostra idea di natura, Darwin ha trasformato anche il modo di pensare i nostri rapporti con essa. O, perlomeno, così avrebbe potuto essere. Così avrebbe potuto (e dovu- to) essere, se solo si fosse inteso che la sostan- ziale continuità tra uomo e natura tracciata dall’evoluzionismo darwiniano non chiama soltanto in causa, per smentirla, la vexata questio sull’esistenza o meno di qualche “dis- egno intelligente” e, di qui, di qualche inorgo- gliente ascendenza divina, ma anche la ques- tione molto meno discussa ma non per questo meno importante dell’”eco-appartenenza”, cioè dell’appartenenza dell’uomo al mondo che lo circonda e non, come siamo stati abitu- ati a pensare sulla scorta di una tradizione a dir poco antropocentrica, dell’appartenenza del mondo all’uomo. Si tratta di un autentico rovesciamento di prospettiva, di una vera e propria rivoluzione, cui spesso, a parole, si fa pure fnta di aderire, ma che nella realtà dei fatti rimane placidamente ignorata. La ragione di tanta indiferenza è relativamente semplice: ne va dei nostri privilegi! Orlando Franceschelli, docente di Teoria dell’evoluzione e politica presso La Sapienza di Roma, ha messo bene in luce questi pas- saggi osservando che “Concepire l’uomo e la sua storia come parte della natura, ancorché senza proporre alcun esaurimento del loro signifcato da parte della ‘riduzione scientifca’, risulta arduo da accettare e coltivare poiché, più che la dimensione anche culturale, porta a sminuire i privilegi di cui l’uomo si ritrova ti- tolare fno a che è concepito come altro dalla natura” 2 . Ma di quali privilegi si parla? Innan- zitutto è fn troppo chiaro che se l’uomo è “al- tro dalla natura”, il modo di interpretare i suoi rapporti con essa possono anche confgurarsi come quelli di un ospite “particolare”, magari come di un suo titolare; cosa ovviamente assai più difcile da pensare se si cominciasse per davvero a fare i conti con la scomoda prospet- tiva di essere una specie che, come tutte le al- tre, è in tutto e per tutto “parte della natura”. Se si è parte di una realtà, se a questa realtà si appartiene, risulta infatti assai difcile pensare di metterne a rischio il destino. Certo, sembra un’ovvietà, accettata dalla coscienza rafnata delle élite come dal più grossolano senso co- mune, eppure nel profondo delle nostre con- vinzioni continua a giocare un ruolo deter- minante quella fortissima tradizione per cui, in fondo, tra noi e la natura si staglia una dis- continuità essenziale o, come dicono i flosof, persiste una diversità ontologica. Ma come spesso accade, dietro a parole difcili si nas- condono sentimenti elementari. E questo è di certo il caso: in fondo si tratta di narcisismo. Come è noto, Sigmund Freud, che di narcisis- mo se ne intendeva, proprio sulla rivoluzione darwiniana ha costruito una delle più riuscite metafore dell’ultimo secolo. Dopo le scoperte cosmiche di Copernico e quelle naturalistiche di Darwin, quelle psicologiche avrebbero do- vuto, a suo giudizio, mettere la parola fne a ogni pretesa megalomania umana. “Nel corso dei secoli l’umanità ha dovuto sopportare due grandi mortifcazioni che la scienza ha recato al suo ingenuo narcisismo. La prima quando mostrò che la terra, lungi dall’essere il centro dell’universo, è solo un frammento insignif- cante del sistema cosmico […]. La seconda mortifcazione fu infitta all’umanità dalla ricerca biologica, quando essa ha ridotto a nulla le pretese dell’umanità a un posto privi- legiato nell’ordine della creazione. [..] Ma la terza scottante mortifcazione, la megaloma- nia dell’uomo è destinata a subirla da parte dell’odierna indagine psicologica, la quale ha intenzione di mostrare all’Io che non solo non è padrone in casa propria, ma anche che deve afdarsi a poche e fragili notizie per ca- pire quel che avviene inconsciamente nella sua psiche” 3 . Capacità di sintesi impeccabile, tuttavia non altrettanto impeccabile è stata la sua capacità di previsione. Infatti, né la sco- Eco-apparenza e umiltà antropologica. La difcile eredità di Darwin Cristian Fuschetto 38 Nell’idea darwiniana di continuità tra uomo e natura è implicito un concetto di appartenenza dell’uomo alla natura e non, come siamo stati abituati a pensare sulla scorta della tradizione antropocentrica, del mondo all’uomo. Una rappresentazione ancora oggi difcile da accettare, perchè ridimensiona i privilegi di cui l’uomo si crede titolare