Materiale protetto da copyright. Non fotocopiare o distribuire elettronicamente senza l’autorizzazione scritta dell’editore. tossicologia e NBCR 23 emergency care journal Gli agonisti oppioidi (peptidi naturali o composti di sintesi con azione morfino-simile) svolgono il ruolo di modulatori nella trasmissione dell’informazione tra gli elementi del sistema nervoso. Essi vengono ampiamente utilizzati nella pratica clinica principal- mente per le proprietà analgesiche e sedative, e determinano caratteristici effetti farmaco-tossicolo- gici sia per l’interazione con specifici recettori (pre- senti nel sistema nervoso e in altri organi e apparati) mimando l’azione di una serie di peptidi endogeni 1,2 sia per l’attivazione dei sistemi endogeni di modula- zione della percezione dolorifica. A fronte di un mec- canismo d’azione comune, esistono notevoli diffe- renze fra gli agonisti per ciò che riguarda diffusione tessutale, potenza relativa, affinità per i vari tipi di recettori e durata d’azione. Il loro uso può essere gravato da importanti effetti collaterali, quali la depressione respiratoria, la tolle- ranza e la dipendenza fisica e psichica, ma l’aspetto di maggior interesse per l’urgenza dipende dalla sin- drome nota come “overdose”, derivante dall’uso volut- tuario di alcuni farmaci oppioidi e del derivato illega- le della morfina (eroina). Non meno interessante è il sospetto che sostanze derivate da farmaci oppioidi possano essere utilizzabili quali “farmaci d’attacco” nell’ambito di scenari di terrorismo 3 . Gli antagonisti degli oppioidi utilizzati nella pratica clinica agiscono sugli stessi recettori degli agonisti, principalmente impedendo o bloccando l’azione di questi ultimi (antagonismo competitivo). I recettori oppioidi Si definisce recettore oppioide un recettore cui il naloxone si lega stereospecificamente e con alta affi- nità 1 : i numerosi tipi e sottotipi di questi recettori sono diversamente rappresentati nei vari tessuti e mediano effetti differenti (Tabella 1). Nel sistema ner- voso centrale (SNC) sono presenti tre principali tipi di recettori oppioidi (recettori µ, δ, e κ), di ognuno dei quali sembrano esistere due sottopopolazioni 1,4 . In particolare, i recettori µ si suddividono a loro volta in Naloxone: impiego nelle urgenze per via endovenosa, intramuscolare, inalatoria ed endonasale SINTESI L’impiego del naloxone in Medicina d’Urgenza avviene prevalen- temente per il trattamento della sindrome nota come overdose derivante dall’uso voluttuario di eroina e di alcuni agonisti oppioidi. La dose efficace del naloxone è funzione della quantità di oppioide in causa, della sua affinità recettoriale e della sua cineti- ca: nelle intossicazioni da propossifene e pentazocina, ad esempio, sono necessarie dosi più elevate che non nelle overdose da mor- fina o eroina. La via di somministrazione più efficace e rapida è quella endovenosa: in talune circostanze, tuttavia, anche in base a problematiche tipiche della gestione del paziente in overdose (es. difficile reperimento accesso venoso, cicatrici cutanee, ipoten- sione marcata) possono essere impiegate vie alternative a quella endovenosa. Fra queste vi sono la somministrazione intra- e sub- linguale, la endotratracheale, quella inalatoria per nebulizzazio- ne (utilizzabile solo in presenza di atti respiratori), e le vie intra- muscolare e sottocutanea (efficaci se non è presente ipoperfusio- ne). La modalità di somministrazione più promettente, tuttavia, sembra essere quella endonasale grazie alla relativa facilità di accesso, al minor rischio di contatto con fluidi biologici e all’otti- ma biodisponibilità e rapidità di comparsa dell’effetto, paragona- bile a quella ottenibile per via endovenosa. Carlo Locatelli, Davide Lonati, Valeria Petrolini, Raffaella Butera, Joannhe Georgatos, Simona Arrigoni, Andrea Giampreti, Luigi Manzo Servizio di Tossicologia, Centro Antiveleni di Pavia e Centro Nazionale di Informazione Tossicologica, IRCCS Fondazione Maugeri e Università degli Studi, Pavia