MEMORIA 969 PAESAGGI CHE CAMBIANO. RIGENERARE, RIUTILIZZARE, REINVENTARE I NOSTRI CONTESTI DI VITA Rita Occhiuto 167 , Anna Laura Palazzo 168 La Convenzione europea del Paesaggio assume il principio di una forte mobilitazione, partecipazione e concertazione sociale a monte della definizione delle scelte di sviluppo territoriale. Al centro della riflessione sul futuro sono poste le percezioni e le aspirazioni delle collettività “per quanto riguarda le caratteristiche paesaggistiche del loro contesto di vita”. La percezione ricopre un ruolo di massima importanza che modifica il concetto di paesaggio. Infatti, all’antico concetto del bel paese legato alla visione, si oppongono modalità di appropriazione e/o di rilevamento della realtà fisica e fenomenica del territorio che si riferiscono alla capacità umana di comprendere e d’interagire con il contesto attraverso i sensori di cui il corpo umano dispone. In questo modo al paesaggio visivo si contrappone il paesaggio percettivo: l’uno, più oggettivo, è documentabile attraverso quadri fissi della materia e della natura, mentre l’altro, riferito alla sfera del personale, permette di confrontarsi al contesto in modo dinamico, variabile e adattabile nel tempo. Tale slittamento presenta una mutazione della semantica del paesaggio, poichè non modifica solo i termini, ma inserisce il soggetto come un elemento attivo, in movimento, adattabile al cambiamento dell’ambiente con il quale entra in relazione. Il rapporto con il paesaggio non soltanto è soggettivo e mutevole, ma implica necessariamente che l’attività dell’uomo è da considerarsi complementare a quella delle forze naturali. In questo senso, appare premonitore il messaggio di Vittorio Gregotti negli anni ‘80, quando faceva riferimento ad un territorio soggetto a continue modificazioni, che ne trasformavano le fattezze fino a comporre nuove geografie, cioè nuovi contesti fisici, i cui materiali, molteplici e ibridi, sono la struttura di un’unica nuova materia agita. Lo stato dell’ essere agito, essere quindi contesto soggetto ad azioni visibili ed invisibili in continua attività, è il fondo di un pensiero sostenibile di difficile appropriazione per le discipline descrittive, che documentano solo fenomeni conclusi. L’acquisizione di un nuovo modo per affrontare la realtà consiste nell’accettare l’ipotesi di riferirsi a sistemi di azioni in continuo divenire, di cui è possibile leggere le fasi significative di un’evoluzione in progress. Infatti, le azioni erano già considerate, nel pensiero di Gregotti, il frutto di continue co-azioni e co-relazioni in cui uomo e natura assumono il ruolo di agenti o di sistemi di generatrici che, insieme, determinano tutte le mutazioni visibili e invisibili del paesaggio moderno e conteporaneo. Anche se più volte ripreso, il tema della mutazione o del cambiamento è raramente trattato in modo adeguato. I fattori tempo e dinamica del paesaggio sono ancora oggi troppo spesso documentati in modo statico, facendo riferimento al rilevamento degli elementi visibili e al loro essere segno di contesti assunti come modelli d’equilibrio oppure come luoghi della frattura. 167 Professore di Paesaggio all’Università di Liegi. 168 Professore di Urbanistica all’Università di Roma Tre.